music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

saskia_sansom_one_young_loverSASKIA SANSOM – One Young Lover
(Self Released, 2014)

Dall’Australia all’Europa, Saskia Sansom ha conservato e anzi affinato l’austera eleganza da cantautrice che si era per la prima volta manifestata ormai quattro anni fa nel sotterraneo debutto “The Silver Ship”. Nel suo terzo lavoro “One Young Lover”, registrato tra Parigi e Berlino, ricorrono ancora inquiete sfumature seppiate e chiaroscuri suadenti, condensati in undici canzoni consacrate a un’essenzialità intensa e sospesa.

A differenza di altre interpreti che affidano a una densa penombra le proprie sofferte confessioni (un nome per tutte: Mirel Wagner), l’introspettiva malinconia della Sansom non trova espressione in spigoli immediatamente percettibili nei suoni o nei toni delle sue interpretazioni; anzi, la superficie di “One Young Lover” è, in prevalenza, persino placida e sinuosa, con soli evanescenti echi d’organo e pulsazioni sfumate ad avvicendarsi con note e vibrazioni stillate dalla sua chitarra o, in “I’m Set Free”, dal pianoforte.

Sebbene lo stesso riecheggiare delle interpretazioni della Sansom – asciutte, suadenti, ovattate – tenda a pennellare ambientazioni dilatate e sognanti, nelle sue canzoni vi è una tensione latente e sofferta, da cogliere tra le righe di testi a loro volta essenziali e nelle stesse sospensioni e nei tempi obliqui di armonie dalle cadenze rade e notturne. Tutto ciò è alimentato dalla particolare dimensione realizzativa del lavoro, registrato in presa diretta con un solo microfono in camere d’albergo o altri luoghi dell’itinerario europeo della Sansom, secondo una modalità esplicitamente mutuata da numi sacri del cantautorato folk femminile quali Vashti Bunyan e Sybille Baier, ma comune anche a contemporanee quali Ezza Rose.

Dalla penombra continentale dell’artista australiana affiorano dolcezze sognanti (“Stars”) e riverberi pulsanti (“Kingdom”), istantanee di folk minimale (“One Day”, “Softly”) ed evocazioni spettrali (“The Dancer”, “Flowers”), che insieme plasmano la fisionomia di un disco dimesso e prezioso, che anche a migliaia di chilometri di distanza conferma le credenziali di Saskia Sansom quale gioiello nascosto della scena musicale di Melbourne.
Si direbbe anzi che il lungo iter creativo sottostante a “One Young Lover” e le nuove esperienze europee abbiano affrancato l’enigmatica songwriter australiana dal cono d’ombra di riferimenti troppo evidenti per farla assurgere ad artista dotata di una propria composita personalità, tutta da scoprire.

http://www.saskiasansom.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 31 ottobre 2014 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , , .
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