music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

CLAIRE DEAK & TONY DUPÉ – The Old Capital
(Lost Tribe Sound, 2020)*

Mentre da ogni dove e con frequenza difficilmente sostenibile anche per gli appassionati più incalliti pullulano proposte di musica strumentale incentrata sulla mera ripetizione e modulazione di frequenze, va decisamente in controtendenza un artista che ritorna a fare musica in prima persona dopo oltre un decennio.

Forse qualcuno ricorderà i due dischi realizzati da Tony Dupè sotto l’alias Saddleback (“Everything’s A Love Letter”, 2004, e “Night Maps”, 2007), già frutto di una sensibilità del tutto peculiaria, che coniugava musica da camera, post-rock e ambientazioni atmosferiche. Da allora, Dupé non ha mai smesso di essere attivo in veste di produttore dei lavori di numerosi artisti australiani di varia estrazione, tra i quali le cantautrici Holly Throsby e Lucy Roleff. Proprio alle registrazioni del debutto di quest’ultima, l’incantevole “This Paradise” (2016), risale l’incontro con la polistrumentista Claire Deak (pianoforte, organo, mandolino, glockenspiel), che adesso si manifesta nella prima collaborazione organica sulla lunga distanza tra i due.

“The Old Capital” è un lavoro breve, di nemmeno mezz’ora, eppure ricchissimo di idee, spunti e variazioni, che smentiscono fin dalle prime note tutti i luoghi comuni sulla musica in senso lato “ambientale” di questi anni. Nessuna sovrastruttura concettuale presiede alle sei tracce in scaletta, che attraverso traiettorie irregolari di note e pronunciati accenti ritmici mettono subito in chiaro l’approccio dinamico alla composizione da parte del duo, che nel brano di apertura “Overland” lambisce quasi impressioni jazzy. Contorni sgranati presenta il suono risultante dalle interazioni strumentali del duo, che ha messo insieme un’ideale orchestra che su oscillanti frammenti organici innesta note e armonie di oltre una ventina di strumenti, dai fiati alla fisarmonica, da contrabbasso al charango, dallo xilofono all’ukulele.

Le sensazioni che promanano dai sei brani sono mutevoli come i loro suoni, che disegnano una sequenza di vaporosi scorci atmosferici (“The Rain”) e oblique trame cameristiche (“We Crossed The Lake”), combinate in paesaggi al tempo stesso spettrali e intrisi di malinconico romanticismo “hoodiano“. Tutto il lavoro risulta comunque emotivamente ricco e dotato di un naturale carattere notturno e cinematico, conseguito tuttavia attraverso modalità opposte all’iterazione contemplativa, ma facendo anzi leva su incessanti movimenti e su variazioni istintive, ancora prima che solo strumentali. Così, prima ancora che di due lucidissime impostazioni compositive, “The Old Capital” costituisce la combinazione di due sensibilità creative non comuni ed entrambe estremamente sfaccettate, distanti anni luce dal manierismo neoclassico e dalle omologazioni ambientali. Da non perdere.

*disco della settimana dal 5 all’11 ottobre 2020

https://www.facebook.com/DeakDupe

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: