SÓLEY 
Mother Melancholia
(Lovitt, 2021)*

Sorprende per understatement la modalità d’uscita del nuovo, quarto lavoro solista di Sóley Stefánsdóttir, autoprodotto e sostanzialmente privo di annunci e anticipazioni. Non sorprende invece ritrovare la musicista islandese ancora una volta alle prese con la manifestazione in forma musicale delle proprie temperie emotive, mutevoli come il clima della sua terra natale e sempre estremamente connesse con le sue esperienze personali.

Distanti sono la leggerezza pop e il luminoso afflato orchestrale del precedente “Endless Summer” (2017) nei dieci brani di un album che fin dal titolo e dalla sua stringata premessa concettuale chiarisce di muoversi in direzione diametralmente contraria: “Mother Melancholia” “è ispirato dal suicidio di massa dell’umanità e dalla distruzione della vita prodotta dal capitalismo e dalla mascolinità tossica” è tutto quanto si legge nelle note di presentazione del lavoro e ben presto rispecchiato dalle fosche atmosfere che ne permeano quasi i brani, a partire dai quasi otto minuti dell’iniziale “Sunrise Skulls”, elegia dai contorni quasi esoterici, scandita da sorde note pianistiche e da evocativi frammenti vocali.

Il pianoforte, appunto, torna a essere protagonista delle composizioni di Sóley, ma più spesso che creare armonie le sue note definiscono più spesso un fondale austero per sofferte parti cantate, fondendosi con un’ambience tetra e caliginosa, che a più riprese sfocia in dissonanze o si riveste di pulsazioni inquiete, dalle tenebrose sfumature post-punk (“Desert”). Le stesse soluzioni orchestrali, laddove presenti, sono ben lontane dal sostenere melodie ariose, enfatizzando piuttosto i passaggi più intensi e drammatici di una colonna sonora i cui toni apocalittici si percepiscono anche a prescindere dalle note di copertina.

Tra le righe, resistono tuttavia ancora i flebili riflessi di una speranza, che torna a manifestarsi nell’eterea ballata “In Heaven”, unico episodio nel quale Sóley si scrolla di dosso per un attimo la fosca aura di un lavoro di sofferta intensità, ideale colonna sonora di un presente distopico e dell’impatto emotivo da esso generato su una sensibilità pronunciata che dal livello individuale si proietta a quello collettivo.

*disco della settimana dal 25 al 31 ottobre 2021

https://www.soley-music.com/

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