music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Far Away From Here

NHILE – Far Away From Here
(Autoprodotto, 2009)

Da un incontro tra due giovani torinesi, animati da una spontanea passione per la musica, nasce Nhile, progetto artistico che con piglio sorprendente esplora territori usualmente poco battuti nello scenario delle tante piccole autoproduzioni nazionali.
Gli ingredienti sapientemente miscelati da Massimo Ordazzo e Paolo Della Rocca lungo gli appena trenta minuti del loro debutto “Far Away From Here” annoverano un’indubbia matrice oscura ed evidenti fascinazioni nei confronti di melodie eteree, spesso coronate dal pianoforte, riconducibili ai passaggi più delicati dei Sigur Rós e a un’impostazione di sostanziale romanticismo ambientale. Non è tutto, però, poiché a tutto ciò va aggiunto un dosato approccio con l’elettronica e la traduzione del comune denominatore oscuro in ambientazioni spettrali, alternamente esaltate o compresse dalle melodie pianistiche, dall’ovattata pacatezza del cantato e dall’aspetto ritmico, che in “Drama” assume addirittura le fattezze di un ossessivo incedere electro.

Ma si tratta soltanto di un caso isolato, in un lavoro che dalla limpidezza pianistica del breve intro “From Here…” si snoda attraverso canzoni poco più che sussurrate, nelle quali un tenebroso romanticismo gioca a fondersi con dilatazioni placide e sognanti, veicolate con discrezione da un’elettronica calda e mai invasiva, che culmina in maniera esplicita nelle vaporose modulazioni ambientali delle ultime due tracce.
Pur collocandosi in un contesto in cui è labile il confine tra fluidità sonora e piattezza espressiva, Massimo e Paolo riescono agevolmente ad evitare di incorrere in quest’ultima, attraverso pronunciate strutture armoniche e impianti compositivi semplici ma niente affatto banali. Esemplificativo possono essere a tal proposito il rincorrersi di melodie sintetiche e passaggi più statici di “Not In This World” e il senso di incessante trasformazione che promana da “Shining Eyes” e dalla splendida “Memories”, brani le cui atmosfere sinistre sono filtrate attraverso modalità non dissimili da quelle dei Piano Magic più notturni e spettrali.

Certo, molto è ancora perfettibile nella scrittura e nella produzione; ma di fronte a una realizzazione poco più che casalinga, anziché fare le pulci a quel pizzico di ridondanza eighties o alla pronuncia inglese non sempre ineccepibile, è giusto rendere un sincero apprezzamento all’esordio di questo duo torinese e incentivarne la maturazione, con l’auspicio che possa richiamare l’attenzione di un’etichetta in grado di garantire la cura e la diffusione che la freschezza della proposta merita.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 5 febbraio 2009 da in recensioni 2009.
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