music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Indication

SQUARES ON BOTH SIDES – Indication
(Own, 2009)

Si erano quasi perse le tracce di Daniel Bürkner, dopo i due album licenziati nel volgere di poco più di un anno tra 2004 e 2005 da Hausmusik, il secondo dei quali, “Dunaj”, aveva rivelato le ottime doti di questo giovane tedesco che incide sotto l’alias Squares On Both Side, segnalandone la capacità di sviluppare una personalissima formula di indietronica “da cameretta”, connotata da una minuziosa ricerca di suoni elettroacustici e rifinita da un’aggraziata sensibilità melodica.
Per fortuna, però, la vena creativa di Bürkner non si è nel frattempo smarrita, ma ha soltanto avuto bisogno di lenta e accuratissima gestazione per presentare finalmente “Indication”, album frutto di quasi quattro anni di lavorazione e della collaborazione con Yasuhiko Fukuzono (aka Aus), artista giapponese già impegnato in molteplici esplorazioni elettroacustiche.

In coerenza con tali premesse, è proprio sul versante del suono che i brani racchiusi nei quaranta minuti scarsi di “Indication” denotano particolare cura, evidenziata da un lato da una maggiore pulizia in sede di produzione, dall’altro dal susseguirsi di frammenti melodici minimali, generati da un’ampia varietà di strumenti e puntellati dalle cadenze rallentate di un’elettronica mai invasiva. In parallelo, Bürkner mostra di aver acquisito maggiore sicurezza tanto nella scrittura quanto nel cantato, dando luogo a numerose canzoni dai toni soffusi e dai ritmi sonnolenti, che contemperano le notturne miniature strumentali incentrate soprattutto su piano e chitarra con soffici pennellate melodiche, seppur saltuariamente ancora percorse da increspature elettroniche più decise, come avviene nel finale della lunga “Presence”. Ma si tratta di un caso isolato, perché in “Indication” prevalgono atmosfere ovattate e una delicatezza acustica variamente espressa attraverso la limpidezza della chitarrina di “Kitsune” e di “Author” o il pianoforte di indolente bellezza dell’ovattata “Cantaloupes”; non mancano, poi, inserti analogici e suoni liquidi assimilabili alla lontana a divagazioni folktroniche o manipolazioni alla Books, filtrate attraverso la compassata malinconia di Bürkner.

Ne risulta una miscela sonora gradevole e davvero versatile, che gioca con i tempi, stillando note con estrema lentezza, ma è anche in grado di costruire canzoni dalle strutture armoniche ben definite, oscillanti tra un pronunciato intimismo espressivo e vaghi retaggi del suono Morr, il tutto condito da incursioni nei territori elettroacustici solitamente battuti dagli artisti gravitanti intorno all’etichetta inglese Moteer (che non a caso ha pubblicato anche alcuni dischi di Aus). In più, di suo, Bürkner ci mette la sua capacità di creare morbide melodie e quel tocco di fragile romanticismo, così adatto a materializzare l’immaginario grigio e solitario connaturato alla trasognata introspezione di una musica per cuori sensibili. E il risultato è tanto poco appariscente quanto meritevole della massima considerazione.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 20 febbraio 2009 da in recensioni 2009.
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