music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

White Bird Release

PAN AMERICAN – White Bird Release
(Kranky, 2009)

Come già in “E Luxo So”, ai tempi dei Labradford, Mark Nelson si diverte a giocare con le tracklist, desemantizzando la formalità dei titoli, trasformandola in altro. Allora si trattò soltanto di sostituirvi le note di copertina, mentre per il suo sesto album a nome Pan American la scelta sembra quanto mai emblematica e certamente non casuale.
Leggendo i titoli delle tracce senza soluzione di continuità, si ricava infatti una frase che è difficile non intendere riferita a un percorso musicale che copre ormai quasi per intero gli ultimi due decenni: la costante propensione all’esplorazione e il desiderio di mettersi sempre in discussione rappresentano concetti propri tanto dell’autore della citazione (il pioniere della missilistica spaziale Robert Goddard) quanto connaturati alla sensibilità artistica di Nelson che, a tre anni dall’interlocutorio “For Waiting, For Chasing”, ritorna alla casa-madre Kranky e alla collaborazione con Steven Hess, già tra i corresponsabili dell’affascinante equilibrio elettroacustico di “Quiet City”.

Fedele al suo carattere, oltre che alla citazione prescelta, Nelson non si accontenta certo di ripercorrere le proprie orme, riversando invece lungo i cinquanta minuti di “Wild Bird Release” una nuova declinazione della sua concezione ambientale, costituita dall’incastro e sovrapposizione di molteplici elementi sintetici e acustici.
Lavoro dalla struttura al solito assai ricercata, “White Bird Release” si muove con le abituali movenze smussate, alternando fluttuanti passaggi da soundtrack a sinuose timbriche jazzy, che in un paio di passaggi rispolverano primigenie incursioni dub. A completare l’ampia rassegna di cadenze e modulazioni che costella l’universo sonoro di Nelson, si sussegue senza sosta lungo tutto il corso dell’album un insieme omogeneo e al tempo stesso cangiante di ritmiche reali, esili distorsioni elettriche e suoni acustici di basso e vibrafono.

Quella di Nelson è dunque, a tutti gli effetti, un’evoluzione nel segno della continuità. Incrociando variabili la cui natura ricorda tanto la sua impronta consolidata quanto i paesaggi sonori più recenti, la formula del musicista americano si sviluppa in un moto placido e uniforme, increspato da beat soffusi e da ampie scie astrali. L’iniziale “There Can Be No Thought Of Finishing”, sfiorando apici di pura poesia, offre cristallini bagliori secondo un registro non così distante da quello dei July Skies, in bilico tra fascinazioni bucoliche e gusto celestiale. D’altro canto, a riecheggiare l’esperienza dei Labradford provvede “Both Literally And Figuratively”, che si apre con frammenti vocali sussurrati e insiste su un livello emozionale positivo, aperto alla luce. Con “Is A Problem To Occupy Generations” si precipita invece in un abisso di drone, puntellato da flebili moti sotterranei. E se la malinconica “So What No Matter” allunga verso l’ascoltatore il braccio della speranza dopo l’ombra del baratro, l’ambient-dub di “How Much Progress One Makes” riporta idealmente alle origini del Nelson solista, con una base avvolgente sulla quale affiorano beat placidi e impetuosi al tempo stesso.

Lo stato di tensione latente instillato lungo la parte centrale del lavoro si mantiene attraverso la spettrale visione al rallentatore di “There Is Always The Thrill Of Just Beginning”, oltrepassata la quale si giunge infine ai nove minuti del brano conclusivo, compendio di una capacità compositiva ancora in grado di fondere ambient e dub in una materia musicale fluida, percorsa da drone via via più umbratili e tenui bagliori acustici.
Pur improntato a una prevalente oscurità, “White Bird Release” vede il progetto di Mark Nelson proseguire la sua parabola di trasformazione nella continuità e fornire una chiave di lettura diversa e, nel contempo, onnicomprensiva di una produzione solista che sulle ali distese alle immaginarie correnti del suono di “White Bird Release” trova pacifica ed elegante compiutezza.

(in collaborazione con Alberto Asquini, pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 27 febbraio 2009 da in recensioni 2009.
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