music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

First Love

EMMY THE GREAT – First Love
(Close Harbour, 2009)

Circondata da grandi aspettative, maturate intorno a un paio di Ep e alcune collaborazioni (tra gli altri, con Lightspeed Champion) che hanno preceduto la preparazione di questo lavoro, giunge al debutto discografico ufficiale Emma-Lee Moss, autrice inglese originaria di Hong Kong, già accreditata quale possibile next big thing della musica indipendente britannica e non a caso posta sotto la lente d’ingrandimento delle più influenti testate d’oltremanica.
A seconda della prospettiva d’osservazione nei confronti di simile attenzione mediatica, si potrebbe ritenere di essere in presenza della scoperta di un nuovo, effettivo fenomeno “indie” oppure dell’ennesima enfatizzazione destinata a durare il corso di una stagione.

Per quanto banale possa apparire, la verità in questo caso sta nel mezzo, così come la proposta musicale della Moss, che sembra combattuta tra un cantautorato indie-folk non privo di riferimenti tradizionali e un approccio decisamente più levigato e pop, volto a sfruttare le sue indubbie capacità melodiche, le buone potenzialità della sua voce e un’espressione incisiva, dotata di una dose d’ironia che ben si attaglia a testi invece predominati da ricorrenti tematiche escatologico-religiose, citazionismi assortiti e narrazioni di gravidanze indesiderate e relazioni umane compromesse.
Di questi due fulcri, intorno ai quali ruota “First Love”, risulta decisamente più convincente il primo, che vede Emma-Lee cimentarsi con piglio deciso in un folk lirico, arricchito da accenni corali e contrappuntato da arrangiamenti ariosi, che spaziano da morbidi accenni bucolici a più articolate aperture orchestrali. Nonostante si presenti inizialmente con due ottime ballate acustiche, nelle quali la giovane artista inglese cimenta la sua voce vellutata in ballate intrise di una sottile malinconia (“Absentee” e “24”), l’album mostra ben presto di non essere destinato a ripercorre i polverosi sentieri della tradizione britannica, occhieggiando piuttosto in più di un’occasione a una facilità di fruizione su scala potenzialmente vasta, attraverso un’articolazione orchestrale a tratti incalzante e una naturale inclinazione teatrale della scrittura e del cantato.

Mentre i brani dalle strutture più essenziali (oltre a quelli iniziali, meritano una menzione “On The Museum Island” e la breve “War”) e i ricorrenti accompagnamenti corali fanno risaltare le sfumature folk del violino o dell’armonica e le qualità interpretative della Moss, non altrettanto può dirsi di qualche eccesso sixties e vagamente da musical, che finisce per disperdere in parte la personalità dell’artista, allontanandola dalla dimensione di corifea folk per avvicinarla piuttosto ad altre cantautrici giovani ma dalla fisionomia artistica non ancora del tutto definita, quali Dawn Landes e Laura Marling. Prova evidente di come Emma-Lee riesca al meglio nelle canzoni più pacate che non quando cerca di alzare i toni è resa dal peccato d’enfasi della pur godibile “We Almost Had A Baby” e da brani quali “Everything Reminds Me Of You” e la title track (con annessa citazione cohen-iana), tutti dotati di discreto potenziale catchy, ma non di un’impronta adeguatamente efficace.

Se insomma le premesse di “First Love” erano solo quelle di rivelare un nuovo fenomeno indie-folk, possono considerarsi senz’altro esaudite, almeno da un punto di vista superficiale. È invece evidente, per lo stesso motivo, come l’immaginario di riferimento di questa interessante voce femminile, piuttosto che quello di una vagheggiata Arcadia popolata di cantori, sia il ben più realistico panorama della musica indipendente attuale, al quale Emma-Lee Moss si affaccia mostrando tuttavia classe e potenzialità non indifferenti.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 5 marzo 2009 da in recensioni 2009.
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