music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

In All The Empty Houses

EPIC45 – In All The Empty Houses
(Make Mine Music, 2009)

Periodo di fervente attività in casa Make Mine Music e di significativi cambiamenti per una delle band più importanti del suo roster in continua ascesa, ovvero gli Epic45 di Rob Glover e Ben Holton, che a due anni di distanza dal loro ottimo “May Your Heart Be The Map” tornano a farsi vivi pubblicando un mini album di sei tracce per poco meno di mezz’ora di durata.

Il cambiamento – tuttavia non certo traumatico – si rivela nei brani di “In All The Empty Houses”, trovando altresì riscontro nella stessa formazione della band, ora ampliata a comprendere Simon Scott (Slowdive, Televise) alla batteria e Paul Manasseh alle tastiere.
L’apporto dei nuovi musicisti si percepisce distintamente nell’accresciuto rilievo assunto dai rispettivi strumenti per la definizione del suono della band che nel contempo accentua qui pure il suo lato più melodico, adesso applicato con maggior decisione a canzoni dai contorni ben individuabili.
Le avvisaglie di questa graduale trasformazione si erano avute proprio con il brano che dà il titolo al lavoro – incluso qualche mese fa in una raccolta celebrativa delle cinquanta uscite di Make Mine Music – che instillava un sensibile battito sintetico e una melodia molto schietta sul consueto tessuto impalpabile, perfetto corollario al senso di vuoto e distanza interpretato dal cantato, al solito soffuso e ipnotico (“your voice will always follow me”).

E ai temi dell’assenza, del ricordo e agli spettri di ciò che poteva essere e non è stato è dedicato l’intero “In All The Empty Houses”, che filtra questi sentimenti attraverso l’efficace miscela di sonorità acustiche, elettriche ed elettroniche degli Epic45. Su arpeggi acustici di malinconia rurale e su ricorrenti saturazioni di fondo dalla sostanza ambientale è adesso innestate un più incisivo battito elettronico e una schiettezza nel songwriting finora quasi del tutto sconosciuta. Tali elementi sono evidenti soprattutto nella prima parte del lavoro, il cui passo svelto riecheggiano affinità con il suono della Sarah Records e le più sfumate declinazioni del synth-pop. In questo contesto non mancano tuttavia di affiorare frammenti di desolazione Hood-iana, sotto forma di frammentazioni ed esili distorsioni, e sognati paesaggi ambient-acustici, che prendono il sopravvento nella seconda metà del mini album, in particolare nell’unico strumentale “Their Voices In The Rafters”.
Ma anche quando Holton e Glover riscoprono il primigenio carattere etereo e descrittivo della loro musica, qui lo fanno “dandovi voce”, coronandolo con canzoni di pregevole scrittura e fascino discreto (“The Future Is Blinding”, “Ghosts On Tape”).

È di tutta evidenza come “In All The Empty Houses” denoti un’importante transizione in corso per gli Epic45, un tentativo di arricchimento in termini di suono e modalità espressive, anche in funzione di quell’ampliamento di orizzonti che ben meriterebbero in virtù di quanto dimostrato in ormai un decennio di appassionata attività.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 28 agosto 2009 da in recensioni 2009.
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