music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Book Of Leaves

rachel_grimes_book_of_leavesRACHEL GRIMES – Book Of Leaves
(Ruminance, 2009)

Fulcro essenziale di una straordinaria esperienza artistica che proprio da lei traeva la denominazione di Rachel’s, ritorna sulle scene la pianista Rachel Grimes, dopo un lungo periodo di sostanziale silenzio, se si eccettuano alcune sporadiche comparse in album altrui. Lo fa in maniera inaspettata, con la classe e la discrezione che le sono sempre state proprie, con un album di solo piano – il primo esclusivamente a suo nome – pubblicato dalla piccola etichetta canadese Ruminance.

I sei anni che separano questa sua nuova opera dall’ultimo lavoro dei Rachel’s, “Systems/Layers”, non hanno tuttavia minimamente intaccato il fascino delle note stillate con sapienza dal pianoforte di Rachel Grimes, adesso protagoniste spoglie e disadorne di un album estremamente intimo, che per la prima volta consente di ammirarne la personalità in un contesto avulso da quello più ampio della band.
Anche in “Book Of Leaves” non manca il contributo da parte di amici di vecchia data, visto che la pianista louisvilliana è ancora assistita dalla produzione di Bob Weston e che alcuni dei brani raccolti in questo lavoro erano già stati inclusi nella colonna sonora del film-documento “Rotating Mirror”, diretto da Greg King, a sua volta già membro del collettivo Rachel’s.
Ogni elemento esogeno all’ispirazione dell’artista e al suono del suo pianoforte non riesce tuttavia a fare ombra all’intenso minimalismo dei quattordici frammenti, dalla durata media di poco oltre due minuti, che compongono il mosaico dell’album.

Alle prese in solitaria col suo strumento, Rachel Grimes traccia su una tela immacolata soltanto poche scarne pennellate, che spesso conseguono una tangibile sensazione di vuoto, per lo più ricercata attraverso le accurate sospensioni temporali tra le note, eppure tradotta in piéce del tutto compiute e autosufficienti, in prevalenza indirizzate al romanticismo leggiadro e notturno di tasti appena sfiorati, ma anche capaci di inarcarsi in impeti trattenuti e persino in inattesi accessi uptempo (in “Dear Companion”, ispirata all’omonima ballata tradizionale inglese).
Unico accompagnamento al pianoforte è costituito da saltuari field recordings, raccolti dalla stessa Grimes e giustapposti con estrema discrezione a puntellare con fremiti appena percettibili gli interstizi tra note le cui iterazioni quasi sempre si sciolgono in melodie fragili o finiscono per rincorrersi in inquiete modulazioni emozionali e timbriche in instancabile divenire.

Prova evidente che l’essenzialità è cosa ben diversa dalla monotonia, quando modellata con rara naturalezza dalla maestria dell’artista, “Book Of Leaves” si rivela ben più che una semplice raccolta di pezzi da sottofondo o bozzetti per composizioni in potenza. La densa solennità di quasi tutti i brani li rende miniature affatto compiute che, senza alcuna autoreferenziale velleità classicista, passano in rassegna un ampio ventaglio di immagini e sensazioni, cristallizzate dall’espressività sinuosa e misurata di un’artista per la quale le collocazioni stilistiche e lo stesso trascorrere del tempo rappresentano concetti del tutto relativi.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 13 ottobre 2009 da in recensioni 2009.
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