music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Falling Down A Mountain

TINDERSTICKS – Falling Down A Mountain
(4AD/Constellation, 2010)

I Tindersticks sono tornati per restare: il rinnovato connubio artistico tra Dave Boutler e Stuart A. Staples offre già nuovi frutti, dando continuità all’inattesa reunion di un anno e mezzo fa, coincisa con l’ottimo “The Hungry Saw”, album che con le sue melodie limpide e ispirate era riuscito a far breccia nel cuore dei cultori del romanticismo più schivo e ombroso, da sempre tratto caratteristico della band inglese.

Se tuttavia quel lavoro viveva sull’entusiasmo della ritrovata armonia e sullo slancio di un’ispirazione evidentemente ben custodita nel corso dei cinque anni che lo separavano dal precedente “Waiting For The Moon”, il nuovo “Falling Down A Mountain” sembra invece rappresentare una sorta di ritorno nei ranghi, tanto a livello di scrittura quanto di respiro armonico.

In “Falling Down A Mountain”, registrato tra la Francia e Bruxelles, ricorrono ancora tutte le classiche atmosfere dei Tindersticks, consolidate in ormai quasi due decenni di attività, qui passate in rassegna con un gusto nostalgico, ma sembra che l’attenzione della band si sia concentrata più sulla cornice sonora dei brani che non sugli elementi essenziali degli stessi, spesso poco più che accennati, quasi si trattasse di bozzetti non ancora del tutto compiuti.

Si ha come l’impressione che la rinnovata voglia di lavorare insieme, dopo un album scritto e suonato sull’onda dell’emotività, abbia portato i Tindersticks a concentrarsi troppo sui suoni, trascurando la scrittura: benché, infatti, la title track iniziale provi a riecheggiare in ardite tinte jazzy le torbide atmosfere dei tempi dell’esordio, dilungandosi tuttavia in maniera eccessiva, e un brano come “Black Smoke” si distacchi in maniera piuttosto evidente dalla precedente produzione, grazie a un sassofono originale ma piuttosto fuori contesto, gli spunti melodici più decisi e riusciti – nella delicata “Keep You Beautiful” o nella desolata ballata pianistica “Factory Girls” (“It’s the wine that makes me sad/ Not the love I never had/ Or the things I’ve never seen/ Or the places I’ve never been”) – restano in prevalenza circoscritti ad accenni, conditi dal consueto catalogo di arrangiamenti orchestrali carichi di pathos e malinconia.

Anche la voce di Stuart Staples, elemento da sempre caratterizzante il suono dei Tindersticks, che nel tempo è andata ad arricchirsi di sfumature e intensità, è adesso coinvolta in una sorta di recupero e reinvenzione del passato, in esito al quale risulta però sovente sotto tono, quasi trattenuta in un ibrido registro tra cantato e spoken word. Emblematico, in tal senso, è il duetto che in “Peanuts” vede Staples accanto alla rediviva cantautrice canadese Mary Margaret O’Hara: le coordinate sono le stesse dei precedenti inscenati dalla band, il pathos anche, ma, sarà il testo non-sense, sarà una mancata alchimia tra le voci, l’impatto emotivo del brano non riesce nemmeno lontanamente ad avvicinare le vette raggiunte dai suoi “predecessori” quali “Travelling Light” con Carla Torgerson (The Walkabouts) o “Sometimes It Hurts” con la compianta Lhasa De Sela.

Alla luce del nuovo lavoro, purtroppo, si direbbe che, dopo essersi ritrovati in “The Hungry Saw”, album imperfetto ma profondamente emotivo e coinvolgente, i Tindersticks abbiano di nuovo intrapreso l’incolore direzione evidenziata nei dischi anteriori al momentaneo scioglimento. Eppure, anche in “Falling Down A Mountain” non mancano momenti apprezzabili, affidati soprattutto alla consumata esperienza con la quale la band riecheggia spunti e sfumature espressive che l’hanno resa celebre.

(in collaborazione con Francesco Amoroso, pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 2 febbraio 2010 da in recensioni 2010.
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