music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Forgiveness Rock Record

BROKEN SOCIAL SCENE – Forgiveness Rock Record
(Arts & Crafts, 2010)

Ritrovare su un disco il nome dei Broken Social Scene riporta all’attualità l’esperienza artistica di un collettivo che ha saputo segnare in maniera decisa l’indie-rock dell’ultimo decennio, tipizzando con forte impronta un modo di fare musica diffusosi come standard di successo ben al di là dei confini canadesi.
In coerenza con la sua filosofia di massima apertura, l’esperienza collettiva si è ripartita in mille rivoli, i cui ultimi frutti sono stati rappresentati dagli album nominalmente “solisti” di Kevin Drew e Brendan Canning.
Adesso, invece, a distanza di ben cinque anni dall’ultimo album a loro accreditato, i Broken Social Scene tornano a lavorare tutti insieme, in una formazione il cui nucleo viene individuato in sette membri, assistiti dalla consueta vorticosa rotazione di una line-up che in questo “Forgiveness Rock Record” arriva a contare fino a venticinque collaboratori.

Del pout-pourri caratteristico della band canadese ricorrono qui ancora gran parte degli elementi: dalla limpidezza melodica alle stratificazioni chitarristiche, dall’approccio vagamente arty al pop-rock a improvvise divagazioni elettroniche. Allo stesso modo, “Forgiveness Rock Record” conferma l’alternanza di stili e interpreti degli album precedenti, così come la durata ponderosa, nuovamente al di là dei sessanta minuti.
Date le premesse, potrebbe pensarsi a un semplice ritorno nello splendido solco di “Feel Good Lost” e “You Forgot It In People”, e la sensazione sembrerebbe subito confermata dalle armonizzazioni di chitarra e dalla scorrevolezza melodica dell’ottimo incipit “World Sick”; invece, se da una parte il lavoro mantiene fede alle ripetute mutazioni di pelle così abituali per i Broken Social Scene, dall’altra denota un certo smarrimento di quella fresca imprevedibilità che connotava tutti i dischi precedenti.
Le quattordici tracce dell’album avvicendano febbrilmente saggi di pop orchestrale (“Chase Scene, “Sentimental X’s”), vaporosi impulsi elettronici (“All To All”), camaleontismi degni di un Beck Hansen (“Ungrateful Little Father”) e persino incursioni in dissonanze e frammentazioni che sciolgono impeti post-punk in melodie claudicanti (“Sweetest Kill”, “Forced To Love”).

Tutto appare però alquanto fiacco e privo di mordente sotto la superficie curatissima e le giustapposizioni di strutture ambiziose ma talvolta sovrabbondanti, che danno luogo ad alcuni risultati incongrui e di dubbio gusto, quali le banali soluzioni fuzz-synth di “Chase Scene”, le insistenze progressive da rock-opera di “Meet Me In The Basement” e l’insistita vena retrò di chitarre e tastiere, impegnate più a creare un involucro sfavillante che non a seguire un’adeguata costruzione melodica.
Ne risentono la leggerezza d’ascolto e la fluidità di brani che – ad eccezione della citata “World Sick”, di “Art House Director” e “Romance To The Grave” – si involgono su se stessi, privi un canovaccio riconoscibile e sufficientemente efficace.

È innegabile che molto sia cambiato nel mondo dell’indie(pop)rock dai tempi in cui i Broken Social Scene hanno cominciato ad affacciarsi sulle scene: in questo intervallo vanno loro riconosciuti grandi meriti nella creazione di nuovi paradigmi, dall’affermarsi dell’impostazione collettiva e della nuova coralità alle trasfigurazioni post-moderne di un condensato di rock, pop ed elettronica. Tutto ciò non può tuttavia evitare di considerare “Forgiveness Rock Record” un’opera nel complesso ben distante dai fasti del passato, caratterizzata più dalla calligrafica ripetizione di schemi comuni anche alle recenti prove soliste che non da quella nuova spinta propulsiva che invece il ritrovarsi in studio di tali e tanti artisti avrebbe legittimamente lasciato presagire.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 3 Mag 2010 da in recensioni 2010.
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