music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Hollow

36 – Hollow
(3six, 2010)

Mr. 36 dà seguito alla promessa adombrata nel debutto “Hypersona” e relativa alla realizzazione di una trilogia, della quale quel lavoro, materializzatosi dal nulla in maniera sorprendente, era designato a costituire l’introduzione. Fedele al fitto mistero che continua a circondare la sua identità, l’enigmatico artista e produttore inglese torna a farsi sentire, a distanza di poco oltre un anno, con il secondo capitolo della trilogia, stavolta non più distribuito liberamente in rete ma pur sempre fedele allo spirito e all’impronta stilistica che tanto avevano impressionato nella sua opera prima.

I quasi cinquanta minuti di “Hollow”, proseguono dunque il percorso intrapreso con “Hypersona”, riproponendo l’estrema vitalità dell’ambient music firmata 36, nel suo continuo succedersi di loop, fremiti, melodie e distorsioni; non si pensi, tuttavia, a una mera appendice dell’album di debutto, poiché il contenuto di “Hollow” rispecchia fedelmente il suo titolo, improntato com’è alla ricerca di un vuoto cosmico e di un ulteriore diradamento delle strutture compositive, adesso ancora più austere e cinematiche rispetto al recente passato.

L’odissea nel vuoto racchiusa nel lavoro trae le mosse da vortici e folate elettroniche, che nella maggior parte delle tracce sviluppano gli aspetti più tenebrosi della musica di 36, diradandoli ora in visionari viaggi interstellari, ora addensandoli in stratificazioni pervasive, puntellate da sfrigoli e crepitii e sovente concentrate in brevi rilanci armonici, in movimento lento ma inesorabile.

Ne risulta, ancora una volta, un suono estremamente corposo, che giunge a livelli di saturazione ma senza mai risultare monotono od ottundente, nemmeno nei casi in cui il substrato distorsivo affiora in superficie (“Darkroom Distortion”) o sfocia in ruvide texture, mantenute appena al di sotto della soglia del rumore (“Geiga”). Analogamente, le derive più spettrali di “Home” e “Ghostfields” vengono controllate e filtrate attraverso uno stile ormai distintivo, che sfiora soltanto territori dark-ambient, rivedendoli alla luce di una sensibilità minuziosa, improntata a fornire ampio respiro alle suggestioni più claustrofobiche, come pure quelle del movimento nell’oscurità di “Tunnel”, forse il pezzo più nelsoniano finora realizzato dall’artista inglese.

L’ampiezza descrittiva delle composizioni si dimostra decisamente più efficace negli episodi di maggior durata, nei quali viene dato libero sfogo a quel gioco di saturazioni e reiterate propulsioni (“Arc”), altrove invece concentrate in miniature solenni, appena percorse da giocose schegge organiche, destinate a diradare la latente tensione del vuoto (il finale di “Geiga” e il delicato interludio “Fiona’s Room”) di un lavoro che vive sul perfetto equilibrio tra iterazione e persistenza.

Esaurito l’effetto-sorpresa di “Hypersona” e accantonatene in parte le componenti più romantiche, “Hollow” dimostra come Mr. 36 non sia destinato a restare un artista one-shot, confermando invece non comuni capacità nell’introdurre sfaccettate variazioni sulla sua personale declinazione della musica ambientale. Non resta dunque che aspettare anche il capitolo finale della trilogia ; e chissà che fino ad allora il misterioso artista inglese non riservi qualche altra imprevedibile novità.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 2 luglio 2010 da in recensioni 2010.
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