music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Famous Places

GOLDMUND – Famous Places
(Western Vinyl, 2010)

Quando Keith Kenniff torna a incidere sotto l’alias Goldmund significa che il poliedrico artista americano ha deciso di far riaffiorare in superficie il suo profilo più intimo ed essenziale, quello ormai abitualmente riservato a compunti frammenti pianistici, protagonisti solitari di texture imperturbabili e miniature descrittive.

Nei suoi cardini portanti, “Famous Places” non sfugge alla ripartizione creativa di Kenniff, che nel rifugio in penombra di questo progetto continua a distaccarsi dalle preziose creazioni elettroacustiche di Helios, deponendo in maniera sostanziale l’elettronica, in favore di un afflato post-classico estremamente minimale e fuori dal tempo. Tuttavia, le quindici concise composizioni racchiuse in questo lavoro, improntato a una sorta di autobiografia sonora dei luoghi della memoria di Kenniff, non sono esclusivamente piéce di piano solo, poiché, per la prima volta nei dischi pubblicati sotto questa denominazione, presentano qualche discreto accenno di ambience sintetica, designata ad amplificare gli interstizi tra le note pianistiche, per farle risuonare ancora più lente, cadenzate, persistenti.

Benché si tratti di elemento significativo dal punto di vista della linea evolutiva del progetto, Helios e Goldmund permangono su due piani ben distinti e separati: il contributo di esili drone, screziature e manipolazioni è infatti pur sempre molto modesto, il più delle volte quasi impercettibile, mentre il proscenio è ancora una volta tutto per il pianoforte, tanto protagonista da lasciar distinguere i movimenti dei suoi meccanismi perfetti e persino il pigiare di pedali da parte dell’esecutore.

Nella stasi palpabile dell’aria che lo circonda, Kenniff offre dunque quindici scorci sonori di luoghi a lui cari, in rigoroso ordine alfabetico, alternando liquidità brillanti a ovattate partiture da camera, melodie arrotondate e note sparse, sulle quali è tutto un lavorio di persistenza, improntato su echi e sospensioni temporali, espanse fino all’estremo consentito dal mantenimento di un canovaccio melodico e narrativo. Talvolta calde e rapide (“Brown Creek”, “Dane Street”), più spesso austere e ovattate (“Fort McClary”, “Grass Rides”), all’avanzare delle tracce le note stillate dal pianoforte tendono a diradarsi per lasciar intravedere lo sfondo ambientale (“Havelock”), ma anche ad arricchirsi di sfumature positive ed emozionali come non mai prima d’ora nei dischi di Goldmund. È il caso della cartolina da spiaggia “Jones Beach Dunes” e della rassicurante placidità di “Hope Avenue” e “Safe Harbor”, che nel finale dell’album sciolgono la solitudine e la latente malinconia sottese alla scarna forma strumentale in una rasserenante pacificazione interiore.

Pur nel ricco bouquet di paesaggi emotivi, le composizioni di Goldmund restano sempre in qualche misura distaccate, e se anche l’intima correlazione del lavoro con la biografia di Kenniff e i tenui inserti elettronici riescono a farne il lavoro più intenso pubblicato sotto questa denominazione, la perfezione formale dello studio su tempi e cadenze lo rendono relativamente asettico rispetto ad altre similari opere di solo piano e agli stessi lavori pubblicati a nome Helios. Il crinale tra classica contemporanea e musica ambientale è del resto ben meno facile da scandagliare di quanto si possa pensare, e quella di Kenniff è, in questo caso, una scelta stilistica ben consapevole, che nelle istantanee racchiuse in “Famous Places” riesce, se non altro, a offrire tante colonne sonore in miniatura, dalle atmosfere sospese e dalla spiccata vena descrittiva.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 29 agosto 2010 da in recensioni 2010.
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