music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Salt Meadows

SQUARES ON BOTH SIDES – Salt Meadows
(Own, 2010)

Si direbbe che l’ispirazione di Daniel Bürkner si esprima in bienni creativi, visto che con “Salt Meadows” l’artista tedesco, responsabile unico del progetto Squares On Both Sides, giunge al quarto episodio di una serie di album fino ad ora caratterizzata da due binomi di lavori ravvicinati, intervallati da una pausa abbastanza prolungata.
Così, se tra 2004 e 2005 “Croquet” aveva aperto la strada per l’ottimo “Dunaj”, adesso questo nuovo lavoro segue il precedente “Indication” alla breve distanza di un anno e mezzo. Come nel caso della precedente coppia di dischi, anche in quest’occasione il primo dei due capitoli ravvicinati si rivela in un certo senso preliminare e preparatorio rispetto al secondo, come tale più compiuto e riuscito.

Benché Bürkner resti fedele alla sua narcolessia indietronica da cameretta, rispetto a “Indication” il suono si fa più coeso sfaccettato, in coerenza con il contesto in cui l’album è stato registrato: non più un algido studio professionale, bensì una casa immersa nella foresta, nel sud della Baviera. L’atmosfera che si respira nelle nove tracce di “Salt Meadows” è infatti estremamente intima e spontanea, delineata dalle consuete schegge elettroacustiche e dalla voce poco più che sussurrata di Bürkner, ma anche dalle ricorrenti aperture melodiche e da ariosi arrangiamenti a base di archi filtrati e puntelli di pianoforte. Proprio il significativo ruolo rivestito dalle armonie pianistiche – che vanno ad affiancarsi a chitarra acustica, ukulele, organetti e loop elettronici – indirizza il lavoro su cadenze diradate di un romanticismo liquido e sognante, articolato come mai nei dischi precedenti.

Laddove infatti “Indication” poteva mostrare in fase embrionale la maturazione compositiva di Bürkner, “Salt Meadows” la porta a compimento, mantenendone l’impostazione minimale, ma arricchendola di una maggiore varietà sonora e, soprattutto, di una scrittura dai contorni adesso più decisi e riconoscibili.
Ne risulta un sonnolento cantautorato indietronico, che si dipana con grande naturalezza tra battiti, suoni organici e arpeggi elettroacustici, dando luogo a vere e proprie canzoni di indolente malinconia (il delicato duetto di “Castles”), dai toni ora più cupi (“Animals”), ora coloratissimi (“Water From The Tap”, “Environments”), e finanche offrendo un maturo saggio di lirismo slow-core nell’intima “Russian Bread”, forse il brano dalla struttura più articolata e definita tra tutti quelli realizzati dall’artista tedesco. Non mancano, tuttavia, texture da elettronica casalinga, talora abbastanza contorte, che abbandonano il prevalente ruolo di semplice cornice delle canzoni, assurgendo invece in primo piano sotto forma di sfrigolii, field recordings e flebili saturazioni ambientali (in “Russian Bread” e nell’incipit della title track).

Nella sua equilibrata intersezione di elementi, “Salt Meadows” si rivela in definitiva un lavoro ricco e sentito, che segna un significativo stadio evolutivo nella sensibilità creativa di Daniel Bürkner, adesso capace anche di deporre la dimensione da cameretta, dischiudendo compiutamente a melodie esplicite e cangianti le sue solitarie miniature di folk acustico, pulsioni elettroniche e prolungate sospensioni temporali.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 5 ottobre 2010 da in recensioni 2010.
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