music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Dust Lane

YANN TIERSEN – Dust Lane
(Mute, 2010)

Noto più per le sue colonne sonore e le numerose collaborazioni degli ultimi anni, Yann Tiersen è artista e autore a tutto tondo, che già in precedenti occasioni si è dimostrato in grado di raccogliere in album di “canzoni” i frutti della sua formazione classica e delle esperienze giovanili in ambito più propriamente rock. “Dust Lane” è il sesto disco della serie e segue di ben cinque anni l’ottimo “Les Retrouvailles”, nel quale anche grazie a ospiti di pregio quali Elizabeth Fraser e Stuart A. Staples aveva conseguito un credibile equilibrio tra raffinata chanson e atmosfere incantate, che non potevano non rimandare alla soundtrack de “Il favoloso mondo di Amélie”.

Da allora sono cambiate molte cose per Tiersen, dal punto di vista sia artistico che umano; da un lato l’accresciuto interesse per l’intersezione tra orchestrazioni ampie e stratificazioni sintetiche, nonché l’ormai completa transizione all’inglese come veicolo espressivo, dall’altro esperienze personali che nei due anni di elaborazione del disco lo hanno costretto a confrontarsi con la scomparsa di persone care. È così che nasce l’ispirazione concettuale sottesa a un disco nel quale l’artista fa i conti con la morte, senza tuttavia abbandonarsi ad ambientazioni sonore fosche (che pure non mancano): il lavoro è anzi dedicato alla vita, quel “sentiero di polvere” dall’esito inevitabile, eppure denso di un alternarsi di esperienze e sentimenti, fedelmente riassunto negli otto brani di “Dust Lane”, che non disdegnano tonalità gioiose e colorate, sovente sovrapposte alla sostanziale essenzialità delle linee acustiche sulle quali l’album è stato concepito.
Originariamente composte soltanto su una chitarra acustica nella residenza di Tiersen su un’isola al largo della Bretagna, le canzoni di “Dust Lane” sono state in seguito lavorate e completate con il massiccio uso di synth e con parti corali e ricchi arrangiamenti orchestrali, curati in sede produttiva da parte di Ken Thomas (già all’opera, tra gli altri, con i Sigur Rós).

La costruzione per step successivi traspare distintamente da quasi tutti i brani, che spesso presentano un canovaccio di progressioni incrementali, che traggono origine da essenziali note di chitarra o leggiadre partiture d’archi, per poi evolversi in atmosfere fosche e stranianti, ovvero in orchestrazioni impetuose e pompose stratificazioni sintetiche.
Se dunque in “Dust Lane” può ritrovarsi il Tiersen descrittivo delle colonne sonore e quello minimale del romanticismo acustico, più frequenti sono i passaggi del lavoro in cui su di essi prevalgono nettamente ampie aperture armoniche in crescendo, nervose schegge elettroniche e una coralità oscura e straniante. A questi ultimi due elementi contribuisce senz’altro la partecipazione al lavoro di Matt Elliott, entrato in contatto con il compositore francese in occasione del progetto-tributo This Immortal Coil e con lui impegnato in una sorta di chiusura del cerchio tra sonorità decadenti, cori sghembi, cultura popolare mitteleuropea e quel latente senso drammatico che percorre ampi tratti di “Dust Lane”. Riconoscibile l’humming di Elliott nello spoken word di “Chapter Nineteen” ed evidente l’avvicinamento stilistico tra i due artisti nel tenebroso romanticismo di “Dark Stuff”; e altrettanto significativo il ruolo degli impalpabili arrangiamenti che conferiscono un’aura sigurrosiana alle torsioni dell’elegiaco strumentale “Till The End”.

Sono questi i brani più convincenti di un album che, altrimenti, pecca di una certa ridondanza nelle insistite stratificazioni sonore, che finiscono per appesantire la linearità di fondo di brani quali la title track e l’iniziale “Amy” e gli incalzanti loop di violino ed elettronica che supportano il declamato spelling del titolo del singolo “Palestine”.
Opera senz’altro intensa e, come d’abitudine, ottimamente curata, “Dust Lane”, rappresenta uno stadio di sviluppo significativo, ancorché non del tutto compiuto, nel percorso di Yann Tiersen, che si conferma artista di classe ed estremamente poliedrico, nel suo irrefrenabile intento di coniugare mondi musicali tra loro diversi. E in questo, stavolta, potrebbe avere persino ecceduto, poiché probabilmente le tante idee racchiuse in “Dust Lane” necessitano ancora di un processo di ponderazione e sistematizzazione per dirsi davvero compiute.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 10 ottobre 2010 da in recensioni 2010.
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