music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

One Less Heartless To Fear

SHIPPING NEWS – One Less Heartless To Fear
(Karate Body, 2010)

Desta una certa sorpresa ritrovare gli Shipping News nel 2010, non tanto per gli ormai quasi tre lustri di attività e per l’intervallo di cinque anni dal precedente album “Flies The Fields”, quanto soprattutto dopo essere venuti a conoscenza, all’inizio di quest’anno, della grave e rara malattia degenerativa che ha colpito Jason Noble, fondatore della band insieme a Jeff Mueller e senza ombra di dubbio tra le figure più vivaci e influenti degli ultimi due decenni del (post-)rock americano (basti ricordare le sue esperienze nei Rodan e nei Rachel’s).
Appresa quella tremenda notizia, si è messa in moto un’ampia catena di solidarietà che ha coinvolto molti musicisti, tra i quali anche alcuni italiani, che hanno avuto modo di entrare in contatto con lui o, semplicemente, ne hanno apprezzato l’importante contributo artistico (Three Second Kiss e Uzeda, tra i tanti).

E, a ben vedere, anche “One Less Heartless To Fear” si può inscrivere nelle iniziative volte a sostenere Noble poiché, per motivi più che ovvi, non si tratta di un album realizzato in studio nel corso degli ultimi mesi, bensì della testimonianza sonora di un paio di esibizioni dal vivo della band. In coerenza con il carattere dei musicisti e con tutto quello che hanno da sempre messo in musica, “One Less Heartless To Fear” è tuttavia qualcosa di ben diverso da un mesto lavoro retrospettivo rivolto alla raccolta di fondi, come dimostra il fatto che delle nove tracce di cui si compone l’album, ben sette sono inedite, mentre le rimanenti due costituiscono recuperi da “Flies The Fields” (“Axons And Dendrites” e “(Morays Or) Demon”).
Dal punto di vista della resa sonora – più diretta proprio in ragione della dimensione live – gli Shipping News dimostrano ancora un’invidiabile energia, anzi in questo lavoro tornano addirittura alle loro origini noise e si mostrano più ruvidi e arrabbiati che mai.

Messe totalmente da parte le lente progressioni che avevano caratterizzato, ad esempio, il loro splendido “Very Soon, And In Pleasant Company”, il quartetto louisvilliano si presenta con una serie di brani al fulmicotone dalla durata media intorno ai quattro minuti, il cui impatto, talora assai brusco, risulta privo di ogni edulcorazione, bypassando il momento della costruzione della tensione per concentrarsi in pièce brevi, dissonanti e spesso contrassegnate da testi urticanti. Benché i componenti della band abbiano ormai superato la quarantina, il loro spirito punk si mostra adesso vivo e virulento come lo era agli albori dei Rodan e dei June Of 44, riportando indietro la macchina del tempo a quegli anni 90, prima rumorosi e poi destrutturati da band che hanno fatto la storia del rock alternativo statunitense. Ne scaturiscono così, spasmi e cacofonie innervate da linee ritmiche febbrili che, oltre alle esperienze passate dei quattro musicisti, rimandano ai vari Fugazi, Polvo e At The Drive-In, in miniature abrasive che riducono al minimo anche le segmentazioni dialogiche tra le chitarre in favore di un effetto più monolitico e, in un certo senso, più vicino al più classico hardcore che non alle cadenze post-rock.

Ad esemplificare la fisionomia del lavoro sono più che sufficienti l’ossimorica “The Delicate” (brano offerto in streaming ad anticipazione del disco), le scatenate sincopi ritmiche dell’iniziale “Antebellum” e gli spasmi di “This Is Not An Exit”, con il suo visionario messaggio politico-sociale: “Ready for the empire state. Sealed rooms. We got a satellite dish. We’ve got a head interred in an obelisk”. Ma l’intero “One Less Heartless To Fear” può ben considerarsi un flusso sonoro unico, interrotto soltanto da un paio di inopportuni applausi catturati live, che dimostra come, nonostante gli anni e le gravissime difficoltà, lo spirito di questa grande band è ancora intatto, anzi più vibrante e rabbioso che mai.
Certo, da un punto di vista strettamente estetico potrebbe dirsi che un lavoro del genere arrivi fuori tempo massimo, ma riascoltare la band in questo stato di forma ed energia non può che suscitare una certa nostalgia per i tempi in cui il noise aveva simili alfieri. Quelli (che si credono) bravi potrebbero sbrigativamente definire “One Less Heartless To Fear” come un tipico album “da fan”, ma tutti coloro che hanno amato gli Shipping News non possono che sperare di poterli ancora ascoltare in futuro così come oggi. E per motivi di gran lunga più importanti rispetto a quelli strettamente musicali.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 16 novembre 2010 da in recensioni 2010.
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