music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Lech-Lecha

PUFFIN ON MY SIDE – Lech-Lecha
(Inglorious Ocean, 2011)

Militante di lungo corso dell’underground romano, con la band di punta del post-rock della capitale Moka (in seguito Mokadelic), Alessio Mecozzi si è da qualche tempo gettato a capo fitto in nuovi progetti; da un lato, la recente intrapresa della netlabel Inglorious Ocean e, dall’altro, il suo più risalente alter-ego solista, Puffin On My Side, attraverso il quale persegue un’idea di musica caratterizzata da atmosfere dilatate e arrangiamenti minimali ma di grande suggestione, nel loro protendersi tra la spazialità dell’ambient e dello shoegaze e i retaggi più delicati e cinematici dell’originaria esperienza post-rock.

Al terzo mini-album nel volgere di poco più di un paio d’anni, Mecozzi presenta venticinque minuti di musica in continuo movimento, ripartita in cinque brani che coniugano fluttuanti saturazioni ambientali, pulsazioni sintetiche, frequenze cosmiche e un lavorio sulla chitarra (non a caso suo strumento d’elezione) che spazia da sferraglianti feedback a riverberi rilucenti.
In “Lech-Lecha” è abbastanza evidente questa pluralità di elementi, che vengono smontati e riassemblati di continuo per dar luogo a risultati di volta in volta diversi, ancorché connotati dal comune denominatore di un sognante descrittivismo, che utilizza l’elettronica in funzione di supporto o filtraggio di texture emozionali.

Così, lungo il conciso volgere delle cinque tracce del lavoro si passa con agilità da morbide note chitarristiche, cadenzate ed espanse un po’ come quelle di Jon Attwood, a trame più dense che si sposano con misurati inserti elettronici (l’iniziale “The Violent Bear It Away”), da loop sintetici che smuovono nebbie romantiche (“Moya Mahmoud Adam Jamaa”) a impennate di frequenze e ritmiche in chiave più dichiaratamente post-rock. Eppure, il sapiente dosaggio delle varie tessere del suo puzzle musicali modella i brani di Mecozzi attraverso un graduale disvelamento, che non perde mai di vista il calore dell’effetto sonoro complessivo, che si tratti di carezzevoli dilatazioni ambientali (“Leave Native Land”) ovvero di torsioni o crescendo vagamente apocalittici (si vedano i finali di “Hard City Heart” e di “Fearing Hand”).

Nel complesso, “Lech-Lecha” è dunque un mini-album che si presta ad ascolti notturni, a visioni indefinite e sensazioni accoglienti ma niente affatto melense e tanto meno scontate. Anzi, a margine della recente produzione da soundtrack dei Mokadelic (“Come Dio comanda”, “MarPiccolo”), rappresenta la conferma di come Puffin On My Side si attesti come credibile progetto nel quale Mecozzi dimostra tutte le potenzialità per l’ulteriore sviluppo di suggestioni descrittive di immagini dai contorni soffusamente sfumati.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 22 marzo 2011 da in recensioni 2011.
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