music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Puzzles Like You

MOJAVE 3 – Puzzles Like You
(4AD, 2006)

Ci sono voluti oltre tre anni perché i Mojave 3 portassero a termine il seguito di quello splendido affresco di delicatezza bucolica che è stato “Spoon & Rafter”. In questo periodo, si è accentuata ed è ulteriormente maturata la propensione di Rachel Goswell e Neil Halstead, già evidenziata dai rispettivi lavori solisti, verso una forma musicale semplice, diretta e così schiettamente “pop” come mai era avvenuto nella ormai decennale storia della band risultante dalla metamorfosi sonora degli indimenticabili Slowdive.
“Puzzles Like You” è dunque il quinto album dei Mojave 3 e sembra segnare un deciso punto di svolta nei tratti sonori della band che, progressivamente abbandonata la vena malinconica ed introspettiva di “Excuses For Travellers”, ancora presente sottotraccia in “Spoon & Rafter”, si getta a capo fitto in travolgenti composizioni di inaudita leggerezza, dando forma ad un disco solare, tipicamente estivo, forse fin troppo allegro, ma non per questo sprovvisto di una sua intima profondità.
Il cambiamento di mood e di registro espressivo traspare già nella traccia iniziale, “Truck Driving Man”, che con le sue tastiere sbarazzine dai ritmi incalzanti sembra voler metter subito in chiaro quale sarà l’andamento dell’album. Gli ormai classici duetti Halstead/Goswell (nei quali prevale nettamente la voce del primo) non evocano più la placida introspezione cui avevano abituato, ma per tutto l’album disegnano accattivanti ritornelli su melodie gioiose, costellate da un gusto a tratti un po’ nostalgico che, in episodi come “Puzzles Like You”, “Big Star Baby” e l’irresistibile “Kill The Lights”, oscilla vertiginosamente tra quello di frenetiche ballate country e addirittura disimpegnati richiami ai Beach Boys. Ed anche quando i brani presentano strutture più articolate e le chitarre sembrano prendere il sopravvento (“Breaking The Ice”) è sempre la componente melodica, veicolata dalle capacità interpretative di Halstead, a ricondurne i caratteri nell’alveo di un pop estremamente fruibile, il cui andamento spensierato, sublimato infine nella trascinante sequenza “To Hold Your Tiny Toes”-“Just A Boy”, sembra ideale per alleviare un certo disappunto per le più recenti prove dei Belle & Sebastian.
Anche se non mancano un paio di episodi dai toni sfumati (“Most Days” e la delicata ninnananna finale “The Mutineer”), il mood dell’album è decisamente virato verso canzoncine easy-listening da autoradio, ideali per disimpegnate giornate di sole, costruite come sono su ritornelli che rimangono facilmente impressi ed arrangiamenti a volte sovrabbondanti e persino un po’ ruffiani. Eppure, le lievi ed a tratti inconsistenti tracce di “Puzzles Like You” sembrano fatte apposta per entrare nella mente (e nel cuore) di chi è disposto ad avvicinarvisi senza troppe remore formali né pretese stilistiche.
È solo pop, semplice e diretto ma fatto col cuore e con una classe non comune, tale da travalicare ampiamente la fredda superficie formale e le gabbie stilistiche per sorprendere a canticchiarne gli irrestibili ritornelli di brani come “Running With Your Eyes Closed”, “Kill The Lights”, “Breaking The Ice” etc.
Secondo un giudizio rigorosamente formale, non vi sono molti dubbi nell’affermare che potrebbe trattarsi del peggior album dei Mojave 3: ma siccome la musica è soprattutto emozione e come tale fondamentalmente irrazionale, “Puzzles Like You” sembra non altro che l’ulteriore dimostrazione che l’ispirazione e la sensibilità musicale – ovviamente unite alle capacità compositive – di artisti come quelli in questione riescono agevolmente a travalicare categorizzazioni e giudizi stilistici, liberando in musica quanto è nel loro animo di comunicare, anche quasi a prescindere dalle connotazioni formali assunte. Ed i Mojave 3 hanno ancora senza dubbio le capacità di scrivere semplicemente “canzoni” come pochi altri artisti in circolazione.

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Questa voce è stata pubblicata il 2 agosto 2006 da in recensioni 2006.
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