music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Returning To The Scene Of The Crime…

AT SWIM TWO BIRDS – Returning To The Scene Of The Crime…
(Green Ufos, 2007)

Vi sono artisti che hanno il dono di narrare storie con efficacia e semplicità disarmanti, parlando direttamente al cuore di chi ha la pazienza e la giusta predisposizione per poter apprezzare una forma d’arte incentrata sugli aspetti comunicativi ed emozionali, derivanti dal vissuto del suo ideatore. Si tratta di una qualità tanto rara quanto difficile da far emergere in un panorama musicale come quello attuale, nel quale la rapidità di fruizione della musica e l’urgenza di stupire a tutti i costi spesso finiscono per incentivare forme espressive complesse e cervellotiche, lasciando così nell’ombra la malinconica dolcezza di semplici “canzoni”, costituite in molti casi soltanto da pochi accordi di chitarra e pianoforte.

Del resto, le atmosfere umbratili e autunnali si attagliano perfettamente alla poetica delle storie e delle emozioni di un autore come Roger Quigley, che, con delicatezza e sensibilità non comuni, da quasi un decennio quel “dono” traduce nelle opere dei sublimi Montgolfier Brothers (nei quali è affiancato da Mark Tranmer) e in quelle soliste, uscite prima a suo nome e in seguito sotto l’attuale alias At Swim Two Birds, qui utilizzato per la seconda volta, dopo “Quigley’s Point” del 2003.
Questa volta, però, nell’intento di valorizzare una carriera lunga, ma emersa dall’oscurità solo negli ultimi anni, Roger ha deciso di recuperare alcuni brani già editi quando, verso la fine degli anni 90, non ancora assurto allo stato di culto per i lavori prodotti con i fratelli Montgolfier, sfornava dischi di pop sintetico ed emotivo.

Ed è proprio alla luce delle successive esperienze che Quigley ha deciso di rivisitare il proprio repertorio passato, sottoponendo le canzoni, una volta più solari e semplici, al trattamento malinconico e nostalgico tipico della band nella quale ha militato negli ultimi anni. Sono, infatti, molteplici i tratti comuni tra l’esperienza solista e quella con i Montgolfiers, rappresentati in primo luogo, evidentemente, dalla voce di Quigley, calda e aspra al tempo stesso, e poi dalla fragilità di una musica dai toni invariabilmente sommessi, ma al tempo stesso inquieti. Se però il fulcro artistico del duo ruota intorno alla delicata astrattezza di suoni al rallentatore e si immerge in atmosfere impalpabili, con At Swim Two Birds, pur partendo dai medesimi presupposti, il nostro riesce a esprimere in forma più compiutamente cantautorale la sua poetica da “perdente”, narrando ancora una volta le sue storie di ordinario tormento emotivo con pathos, eleganza e cura per i particolari.

Con At Swim Two Birds, Roger Quigley canta soprattutto la perseverante fallacia dei sentimenti umani, il rimpianto per ciò che poteva essere e non è stato, i sensi di colpa per le promesse non mantenute. Nonostante tali temi possano apparire alquanto opprimenti, Quigley non è uno di quegli autori che si crogiolano nella loro sofferenza e quasi se ne compiacciono; lui invece non può far altro che constatarla come qualcosa di ineluttabilmente connotato alla sua indole, affidando a voce e chitarra il compito di raccontare emozioni, disillusione, tradimenti.

Sono chiarissime le coordinate del suono di quest’album. Abbandonate le velleità più pop che ne caratterizzavano le versioni originali, questi brani rivivono ammantati da una strumentazione scarna, dove la chitarra di solito è l’unico contraltare della voce sussurrante. Eppure sin dalla straordinaria apertura di “In Bed With Your Best Friend” risulta evidente come l’album, seppur lento e riflessivo, non sia affatto statico. Il crescendo emotivo che caratterizza il lungo brano di apertura e che lo pone come vertice assoluto della raccolta, infatti, porta l’ascoltatore ad immergersi totalmente nel suono di At Swim Two Birds e fa sì che, nonostante non vi siano notevoli cambiamenti di né ritmo né di stile, la scaletta di “Returning To The Scene Of The Crime….” non risulti mai ripetitiva e noiosa.
L’eleganza di scrittura e la profondità emozionale raggiunta, poi, in brani come “The Smell Of Suntan Oil On Your Skin” o nella title track, ove una base sintetizzata e una delicata batteria elettronica increspano il fluire delle confessioni di Roger, permettono di apprezzare, ancora una volta, la capacità dell’autore di tradurre in musica quei sentimenti così delicati e impalpabili come la malinconia e la nostalgia, che solitamente si perdono nel frastuono che ci accompagna quotidianamente.

È ancora la chitarra a farla da padrona nei successivi capitoli di questo manuale sul funzionamento del cuore umano, e un brano come “Down By The Stream” non può che far vibrare, con il suo intenso lirismo, le corde più recondite dell’animo di chi ascolta.
“Laziness And The Lack Of The Right Medication”, “My Luck Is Turning” e la straziante “Wine Destroys The Memory”, con il suo incedere punteggiato da sparse note di pianoforte, sono, infine tre fulgidi esempi della poetica di Roger Quigley, di una straordinaria intensità, ma al tempo stesso spartana, semplice, quasi schiva.
Con questo lavoro, forse meno sconvolgente e più levigato dell’esordio “Quigley’s Point”, ma certamente più maturo ed altrettanto sentito, At Swim Two Birds ci regala un capolavoro di understatement, dimostrando che un’ottima capacità di scrittura e una vena interpretativa non comune possono compiere miracoli.

Se la sconfitta necessitasse di un accompagnamento musicale, allora At Swim Two Birds ne sarebbe la colonna sonora ideale. Una sconfitta che, però, si badi bene, non porta rabbia e voglia di rivalsa, ma quieta e sobria disperazione, fatale rassegnazione rispetto a un destino avverso, ma ugualmente accettato, quasi con dolcezza e voluttà.

(in collaborazione con Francesco Amoroso, pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 25 aprile 2007 da in recensioni 2007.
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