music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Sojourner

MAGNOLIA ELECTRIC CO. – Sojourner
(Secretly Canadian, 2007)

Jason Molina ci ha abituato, negli anni, a una mole notevole di produzioni, spesso molto ravvicinate tra loro, com’è avvenuto, da ultimo, lo scorso anno con i due album “gemelli” “Let Me Go Let Me Go Let Me Go” e “Fading Trails”. Questa volta, però, il cantautore dell’Ohio ha davvero voluto fare le cose in grande, regalando a quanti da sempre ne apprezzano il dolente songwriting una maxi-raccolta, che non solo costituisce il riepilogo della sua esperienza con Magnolia Electric Co., ma ad essa aggiunge ulteriori tasselli, sotto forma di brani nuovi o inediti, intercalati con buona parte del repertorio della band che lo ha accompagnato negli ultimi tre anni.

Andando per ordine, “Sojourner” comprende ben tre cd, un mini e un dvd: quest’ultimo, intitolato “The Road Becomes What You Leave”, è un film-documentario, girato nel corso del tour canadese della band, mentre i quattro cd rappresentano la testimonianza di altrettante session, risalenti al periodo successivo alla pubblicazione di “What Comes After The Blues” e tra loro molto diverse, la peculiarità delle quali risiede nel contesto di registrazione o nel novero dei musicisti che vi hanno collaborato.

La prima, intitolata “Nashville Moon”, registrata da Steve Albini, presenta di nuovo il lato più elettrico e bluesy (e meno convincente) della band, così come espresso in “Trials & Errors” e “What Comes After The Blues”, alcuni brani dei quali vengono presentati in una forma leggermente più scarna, che ne disvela il lato melodico, soffocato in quelle opere sotto un’urticante coltre elettrica. L’impostazione di base permane tuttavia profondamente influenzata da fascinazioni di quel classicissimo folk-blues, nel quale il lirismo di Molina ha già dimostrato di non riuscire a esprimersi al meglio, qui appena temperato da una certa maggior ponderazione nell’approccio strumentale. E non è un caso che i brani migliori continuino a dimostrarsi quelli tratti da “Fading Trails” e dall’Ep “Hard To Love A Man”, oltre agli inediti “Texas 71” e “Down The Wrong Road Both Ways”.

All’incirca sulla stessa linea si colloca anche la “Sun Session”, registrata presso i Sun Studios di Memphis, che, oltre a due belle versioni di brani tratti da “Fading Trails” (“Talk To Me Devil, Again” e “Memphis Moon”), vede la reinterpretazione in una delicata chiave elettro-acustica del classico del blues “Trouble In Mind”. Anche in questi quattro brani, Molina tende a rallentare i ritmi e a sfrondare le composizioni da gran parte delle sovrastrutture elettriche delle versioni originali, come dimostra perfettamente la versione di “Hold On Magnolia”, quasi a metà tra quella dell’album “The Magnolia Electric Co.” e quella acustica, eseguita dal solo Molina nel bonus-cd compreso nello stesso disco.

Ma se fin qui “Sojourner” non si discosta quasi per nulla, né per contenuto né per forma, da quanto Magnolia Electric Co. hanno finora dimostrato nelle loro opere, qualcosa di diverso è riscontrabile in “The Black Ram”, per la cui realizzazione Molina si è fatto affiancare da una formazione interamente trasformata, comprendente, tra gli altri, Andrew Bird e Rick Alverson. In questo disco, non solo la maggior parte dei brani è inedita, ma l’apporto dei collaboratori di turno conferisce un aspetto più compassato e ambientazioni ovattate a composizioni nelle quali riesce a risplendere il sofferto intimismo del cantautore di Lorain. Anche in “The Black Ram”, tuttavia, Molina non rinuncia a ritmiche asciutte e spigolosità elettriche, adesso però finalizzate alla creazione di atmosfere dolenti, nonché temperate dalle gentili trame acustiche di Andrew Bird in brani quali le splendide “What’s Broken Becomes Better” e “Will-O-The-Wisp”.

Infine, “Shohola” ripresenta Molina in completa solitudine, alle prese con la sola essenzialità di voce e chitarra, formula già sperimentata con successo in “Pyramid Electric Co.” e “Let Me Go Let Me Go Let Me Go”.
Questa session di appena venticinque minuti parte da dove si era fermato “Fading Trails”, ovvero dalle due minimali ballate “Steady Now” e “Spanish Moon Fall & Rise”, alle quali seguono altri sei brani, bozzetti acustici scarni ma perfettamente compiuti, nei quali si esterna l’abituale spleen di Molina, anche se stavolta in maniera meno cupa rispetto ai due album solisti sopra citati. Sembra, anzi, che questi ripetuti esperimenti solitari seguano una linea di sviluppo nel senso di una maggiore articolazione armonica dei brani e, in parallelo, di una loro crescente (relativa) leggerezza, che pure non va a discapito della loro profondità e capacità comunicativa.

Per quanto per “Shohola” valga un discorso a parte rispetto al resto di “Sojourner”, è proprio in esso e in “The Black Ram” che possono ravvisarsi le note più significative di questa raccolta, non mera summa degli ultimi tre anni del percorso artistico di Jason Molina, ma testimonianza del suo impegno nel recupero di una classicità folk-blues che, una volta smussate (o, forse, addirittura rinnegate) le asprezze delle prime opere di Magnolia Electric Co., torna ad abbracciare la schiettezza del suo songwriting, vieppiù enfatizzata da brani di dimessa essenzialità, in chiave tanto acustica quanto elettrica.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 16 agosto 2007 da in recensioni 2007.
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