music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Details Not Recorded

GLEN JOHNSON – Details Not Recorded
(Make Mine Music, 2009)

Quasi che non gli fossero sufficienti i suoi già tanti progetti e incarnazioni musicali (Piano Magic, Textile Ranch, Future Conditional), Glen Johnson decide a sorpresa di far uscire un disco contrassegnato per la prima volta dal proprio nome di battesimo, a sottolinearne la natura personale e la sostanziale estraneità rispetto all’alveo di Piano Magic. E proprio da un momento di quiescenza della sua band principale e più conosciuta hanno tratto origine i brani raccolti in “Details Not Recorded”, scritti dal solitamente prolifico Johnson e improntati a una vocazione maggiormente sperimentale, riassuntiva di ispirazioni coltivate nel corso degli anni e solo in parte convogliate nelle opere realizzate sotto altre denominazioni.

Con l’ausilio, tra gli altri, di Kieron Phelan al flauto e David Sheppard alla seconda chitarra e alla sezione ritmica (ovvero il duo Phelan/Sheppard, autore di un pregevole album su Leaf nel 2006), Johnson mostra di voler tralasciare la più robusta impostazione elettrica degli ultimi lavori di Piano Magic (“Part-Monster” e l’Ep “Dark Horses”), presentando un album eterogeneo e tuttavia niente affatto frammentario, risultante dall’unione di tante tessere musicali diverse, eppure contraddistinto da uno stile di scrittura sempre riconoscibile nelle sue caratteristiche di ovattata, sinuosa spettralità.
Dal walzer alle influenze barocche, da un glaciale battito sintetico al tepore indolente di una spanish guitar fino alle citazioni sparse di Cohen, Björk e Disco Inferno, in “Details Not Recorded” infinite sfaccettature musicali fanno da sfondo alle caustiche riflessioni sulla natura umana di Johnson, condite da un continuo gioco di maschere e da immagini sinistre – come quelle della splendida copertina e del booklet – che trovano unico sollievo nel confortevole rifugio nel ricordo (“I’m never lonely and I’m never sad, ‘cos I have my memories, I’m never sad”).

Si tratta di tematiche abituali per Glen Johnson, così come ricorrenti sono le aderenze con le sue tante esperienze artistiche precedenti, dalla giocosità analogica degli esordi alla riscoperta con piglio personale di un’ispirazione pop-wave eighties, passando ovviamente per le affascinanti suggestioni di un suono consolidato negli anni ma in constante rinnovamento.
Sarebbe tuttavia superficiale pensare che “Details Not Recorded” rappresenti semplicemente una sorta di compendio autobiografico, perché tra i suoi solchi si percepisce invece la volontà dell’artista di sperimentare incastri inediti tra i vari elementi della sua musica, qui coronati dal ritorno di un songwriting intimo e obliquo, che in più di un’occasione (“My Horror Mask”, “Desiderata”) si sviluppa in melodie corali angosciose, sul genere di quelle ormai caratteristiche di Matt Elliott.

Sono proprio l’attitudine riconoscibile dell’autore e la sua capacità di creare canzoni molto efficaci anche partendo da presupposti diversissimi, a costituire i fattori aggreganti di un album in prevalenza incentrato su dense texture elettroniche, battiti cadenzati e tenebrosi accenni elettroacustici.
Tra le spirali sintetiche e il finale chitarristico della splendida title track e la virata post-industriale di “Save Me”, affiora un gusto lieve, veicolato dai caldi suoni acustici di “Late Caller” e “A Pause In The Night”, dagli aggraziati vocalizzi della “solita” Angéle David-Guillou e dalla propensione per miniature melodiche incantate, costellate da suoni liquidi e austeri, invero riconducibili all’elaborazione di un’estetica vittoriana, già propria della parte centrale della discografia di Piano Magic e riscontrabile, da ultimo, nella collaborazione con Plinth.
Per quanto in apparenza contraddittorio con la scelta di svincolarlo dal percorso della band, “Details Not Recorded” risulta un lavoro in definitiva coerente con le continue mutazioni sonore e la sottile ambivalenza tra sogno e incubo che ne ha sempre contraddistinto la produzione: una coerenza che segna oggi una discontinuità recente e conferma l’inesauribile propensione alla scrittura di Glen Johnson.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 4 aprile 2009 da in recensioni 2009.
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