music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Without Sinking

HILDUR GUÐNADÓTTIR – Without Sinking
(Touch, 2009)

Violoncellista islandese con alle spalle un curriculum di collaborazioni breve ma fittissimo (Múm, Pan Sonic, Ben Frost, Valgeir Sigurðsson, Angel, Nico Muhly, solo per citarne alcune) Hildur Ingveldardóttir Guðnadóttir firma per la prima volta un album interamente a proprio nome dopo il piccolo culto di “Mount A”, pubblicato nel 2006 sotto l’alias Lost In Hildurness.
Se le premesse musicali di “Without Sinking” possono considerarsi molto simili a quelle dell’esordio solista, in ragione della centralità del violoncello, ben diverse sono quelle dal punto di vista del rilievo attribuito al lavoro dalla pubblicazione per l’importante etichetta Touch e dal contributo di artisti del calibro dei connazionali Skúli Sverisson e Jóhann Jóhannsson.

Sembrano infatti essersi invertiti i ruoli, rispetto alle tante collaborazioni passate della giovane artista islandese, adesso protagonista assoluta con le diverse modulazioni del suo strumento, che dona coesione a un flusso sonoro permeato di austera evocatività e abilmente conformato secondo modalità tali da evitare con cautela la monotonia nella quale può rischiare di ricadere un lavoro di circa cinquanta minuti privo non solo di parole ma anche di accenti ritmici e di vere e proprie trame melodiche.
Il risultato dei dieci brani compresi in “Without Sinking” sembra del resto coerente con l’ispirazione che li ha originati, attribuita dalla stessa Guðnadóttir all’osservazione incantata della densità delle nuvole dal finestrino di un aereo e alla conseguente volontà di renderne in musica l’eterea densità, attraverso composizioni incentrate su poche note, loop e variazioni graduali.

Affiancando di tanto in tanto al violoncello l’arpa o il vibrafono, l’artista islandese crea una sorta di cupa ambient orchestrale dai toni elegiaci e fortemente cinematografici, ora attraverso tenebrose pennellate di cello solo, ora diluendone sinteticamente la solennità fino a trasformale in impalpabili drone. Fermi restando tali elementi di base, uno dei caratteri maggiormente apprezzabili dell’album risiede nella capacità della Guðnadóttir di conferire discreto movimento alle sue esili composizioni, così alleviandone il senso di oppressione spesso connaturato a opere di tal fattura. Nonostante i brani presentino tutti tratti notturni e riflessivi, non mancano più calde sfumature emotive, veicolate dalla polifonia di “Erupting Light”, dalle ripetute ondulazioni di “Ascent” e dalla levità acustica iniziale di “Aether”; a rendere pulsante il flusso ininterrotto dal quale si viene sovrastati all’ascolto di “Without Sinking” sono soprattutto i quattro intensi minuti di “Circular”, che lasciano col fiato sospeso nella vana attesa di una liberazione della tensione, e le due più estese composizioni che chiudono il lavoro, facendolo gradualmente scolorare nelle trasognate, raffinatissime correnti ambientali dell’ottima “Unveiled”.

Tra l’inafferrabilità delle nuvole e l’opaca luce filtrata dalle sue inquiete patine armoniche, “Without Sinking” rappresenta una totale immersione in una dimensione ultraterrena, popolata di navi fantasma, fitte nebbie e immagini di insospettabile, sobria fragilità, attraverso le quali traspare il tocco femmineo e ispirato di un’artista abile nel travalicare la difficile comunicatività delle sue composizioni incentrate sul violoncello.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 8 aprile 2009 da in recensioni 2009.
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