music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

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PORTAL – Options
(Make Mine Music, 2009)

Passaggio importante, quello su Make Mine Music da parte di Glen Johnson e dei suoi innumerevoli progetti: da un lato per l’attenzione richiamata su un’etichetta dalla peculiare politica distributiva, dall’altro per le sue conseguenze dal punto di vista artistico sulle produzioni di alcuni dei nomi ad essa storicamente legati. Potrà reputarsi una coincidenza, ma sta di fatto che il nuovo Ep di Portal – che altri non è che il fondatore della label, Scott Sinfield – reca già profonde tracce dell’avvento di “Mr. Piano Magic”, sotto forma di un’imprevedibile mutazione synth-pop delle intricate trame ambientali solitamente care alle precedenti produzioni di Portal.

I venti minuti dell’Ep presentano infatti vere e proprie canzoni, che scorrono veloci e godibili sulle ali di tastiere liquide dense di reminiscenze eighties. Non a caso, siamo dalle parti dell’incarnazione sintetica di Glen Johnson – Future Conditional – che canta la title track e infine la rielabora accentuandone i già profondi toni elettronici. Non si tratta, tuttavia, dell’unico illustre ospite di questo Ep breve ma molto significativo, poiché i due brani di mezzo sono affidati alla voce di Rob Holton degli Epic45 e Lorraine Lelis dei Mahogany: nelle due tracce di rispettiva competenza, gli espliciti rimandi alle fascinazioni di matrice Kraftwerk vengono leggermente sfumati e diluiti in contesti più lievi e sognanti. Se tuttavia “Slow Burner” rallenta i ritmi immergendo il battito sintetico in fluide modulazioni dreamy, mirabile è l’equilibrio dream-synth-pop conseguito da “You’re Building Over My Childhood”, che pare quasi un pezzo dei New Order, rivisto secondo lo stile e le tematiche proprie della Rob Holton, che la canta con tono ovattato e insolitamente cadenzato.

Che sia una nuova partenza per Scott Sinfield e per l’etichetta è ancora prematuro per sostenerlo con certezza; tuttavia gli appena venti minuti di “Options” sono più che sufficienti per desumere come un evidente tributo a sonorità ciclicamente riproposte in molte chiavi diverse possa risultare credibile e per nulla grossolano se ad accompagnare la nostalgia vi è gusto per la misura, capacità melodica e voglia di gettare ponti verso espressioni musicali come quella del dream-pop che da questi brani sembrano molto meno lontane di quel che si possa aprioristicamente immaginare.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 14 aprile 2009 da in recensioni 2009.
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