music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

And Then It Rained For Seven Days…

MUSIC FOR DEAD BIRDS – And Then It Rained For Seven Days…
(Rusted Rail, 2009)

Il duo irlandese Music For Dead Birds è originariamente nato come semplice progetto casalingo, inteso alla creazione di un bedroom-folk in bassa fedeltà, tuttavia in grado di raccogliere ispirazioni diverse, dal post-punk a un cantautorato elettro-acustico dai toni vibranti.
Dalla dimensione casalinga alle esibizioni dal vivo e alla prima pubblicazione ufficiale il passo è breve, anche grazie all’attenzione della connazionale etichetta Rusted Rail e in particolare del suo responsabile Keith Wallace che, nelle sue vesti di Loner Deluxe, partecipa alla produzione di questo Ep di debutto breve ma esemplificativo dell’ampio spettro musicale del duo. Negli appena venti minuti di “And Then It Rained For Seven Days…”, i Music For Dead Birds concentrano infatti ben otto brani che, a fronte del comune denominatore di un cantautorato dall’impatto diretto, mostrano evidenti tracce di lasciti post-punk, accostate a spunti melodici che non disdegnano un’intima espressione acustica e persino a un timido approccio con l’elettronica di stampo “rurale”.

L’incipit è addirittura abrasivo, affidato a chitarre roboanti, spasmi e dissonanze in bassa fedeltà, che sembrerebbero preludere a un lavoro dai ritmi sostenuti; invece, l’Ep da qui innanzi, si procede in progressivo digradare, prima instillando sotto traccia melodie più definite, seppur ancora sorrette da una sensibile tensione elettrica, e poi rivelando imprevedibili doti cantautorati, collocabili a metà tra Mark Kozelek ed Elliott Smith. È questo il cuore di “And Then It Rained For Seven Days…”, che non a caso corrisponde alla parte centrale della sua tracklist, costituito da tre ballate che da un lato denotano aderenze con il classico folk elettrico statunitense e dall’altro giocano con suoni minimali, arrangiamenti e melodie sfuggenti (è il caso dei trasognati arpeggi alla Tunng di “To Grow Up Wet” e degli aggraziati vocalizzi femminili di “Pill Oh”) che pur conservano un’impostazione scarna e leggermente ruvida.

Come nel caso delle aspre frammentazioni iniziali, anche in seguito viene mantenuta una certa irregolarità strutturale, dapprima ritratta in secondo piano rispetto alla linearità del songwriting e infine di nuovo affiorante nel battito elettronico della conclusiva, ove si percepisce con nitidezza il contributo della produzione, che trasforma il brano in qualcosa di molto simile alle basi utilizzate sulla stessa etichetta per l’album del nuovo progetto dell’ex-Hood Richard Adams, The Declining Winter.
Eclettico come si conviene ad artisti recenti che non si accontentano di ripercorrere solchi cantautorali convenzionali, il duo Music For Dead Birds dimostra in questo breve Ep di debutto di avere tutte le carte in regola per sviluppare una propria interessante formula musicale, adesso ben più estroversa rispetto all’originaria vocazione “da cameretta”.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 23 aprile 2009 da in recensioni 2009.
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