music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Mythomania

CRYPTACIZE – Mythomania
(Asthmatic Kitty, 2009)

Ci sono due nomi già abbastanza conosciuti dietro la sigla Cryptacize, band che ad appena un anno dal debutto “Dig That Treasure” sforna una nuova raccolta di canzoni di canzoni che cercano di coniugare melodie e irregolarità di scrittura: si tratta di Nedelle Torrisi, già beniamina di certo cantautorato indie-folk, e dell’ex-Deerhoof Chris Cohen.
Il lavoro rispetta in buona parte le premesse artistiche derivanti dalle biografie dei suoi due protagonisti principali, offrendo da un lato saggi di un pop volutamente sbilenco e disordinato e dall’altro melodie più morbide, che soprattutto nella sua parte finale, assumono i toni di una sognante malinconia di stampo Beach House.

“Mythomania” è un album che vive tutto su una discontinuità stilistica ricercata con decisione attraverso controllate asperità elettriche, dissonanze sapientemente disposte e un andamento complessivamente divertito, che gioca con quel caleidoscopio di variazioni ultimamente tanto diffuso, senza tuttavia riuscire a trovare un sostanziale all’interno del turbine di citazioni e accostamenti possibili. L’incipit del lavoro sembrerebbe infatti preludere a un album di folk-pop destrutturato e spigoloso, ma ben presto cominciano ad affiorare in superficie gli aspetti più “convenzionali” della band, ai quali però non si accompagna una capacità di scrittura tale da dotare i brani di una fisionomia definita e riconoscibile.
Si passa così con nonchalance dagli accenni bluesy di “Blue Tears” alle asprezze elettriche smussate di “The Loving Sun” e “One Block Wonder”, il tutto alternato dal ricorrere di una sottile vena psych/dreamy che finisce per prendere il sopravvento in pezzi quali “Gotta Get Into That Feeling” e la lunga “Galvanize”, con buona probabilità la traccia meglio riuscita di un album che scorre via senza sussulti, a dispetto delle sue molteplici variazioni.

Come la maggior parte delle opere che tendono a gettare ponti tra modalità espressive diverse, “Mythomania” risulta un ibrido non del tutto privo di spunti, soprattutto nelle sue componenti più languide e rallentate, ma in definitiva tale da accontentare in maniera assai tiepida le diverse aspettative, tanto dal punto di vista di una sperimentazione (avant)pop quanto da quello della creazione di canzoni capaci di restare impresse per suono o melodie.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 21 aprile 2009 da in recensioni 2009.
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