music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Hypersona

36 – Hypersona
(3six, 2009)

Questo disco rappresenta in maniera emblematica come ci si possa avvicinare alla musica del tutto spogli di pregiudizi e alieni da condizionamenti diversi quelli derivanti esclusivamente dall’ascolto. Nulla è infatti dato sapere di chi si celi sotto il misterioso numero 36, se non che si tratta (o dovrebbe trattarsi) di un artista inglese, già in passato attivo in produzioni in ambito elettronico e ambientale.
Liberamente scaricabile dal sito della sua etichetta personale 3six Recordings, ma anche acquistabile sotto forma di cd, “Hypersona” riassume il frutto di tre anni di lavoro e costituisce altresì il primo episodio di una più articolata trilogia.

In ragione della sostanziale assenza di riferimenti biografici e artistici, in “Hypersona” a parlare è solo la musica, che si connota da subito come intesa alla creazione di visioni ambientali dallo spettro amplissimo, percorse da piccoli fremiti elettronici e rumorismi assortiti.
Nei poco oltre quaranta minuti dell’album, prevalgono di gran lunga avvolgenti atmosfere descrittive, colonne sonore impalpabili di notturni romantici, costellate da frequenze basse e dall’andamento compassato. Si tratta, tuttavia, di un lavoro niente affatto monocorde, non solo perché in esso si susseguono molteplici sfumature ambientali, ma anche per il sapiente connubio conseguito dal dialogo e dalla interazione tra texture stratiformi, note di piano e saturazioni di drone talora più cupi e distorti. Sotto il primo aspetto, “Hypersona” offre una vivace alternanza tra immersioni nelle sinuose profondità dell’ambient orchestrale alla Eluvium e trasfigurazioni dark-ambient, rese tuttavia ariose e dense di suggestioni attraverso successivi rilanci armonici, che arricchiscono vaporosi fondali oscuri di lucenti note pianistiche e field recordings, in uno stile a tratti prossimo a quello di Library Tapes.

Dal punto di vista compositivo, invece, le varie componenti sono dosate con gusto e misura, giocando ora su dilatate iterazioni, ora su gradevoli accostamenti, funzionali a fornire una sensazione di costante movimento, che spesso sposta il baricentro dei brani da tonalità morbide e sognanti a solenni trame rumoristiche, attraversate da effetti ambientali in graduale crescendo.
Dalla sincronia e dagli incastri tra i diversi elementi, risultano così composizioni dalle quali promana un fascino austero, espresso tanto nei passaggi più carezzevoli (“Inside”, “Beacon”) quanto in quelli di cupi e contorti (“Nephyr”, “Intercept”).

Sorprendente nella forma e assolutamente rimarchevole nel suo contenuto di coinvolgente eclettismo ambientale, “Hypersona” si dimostra nel complesso un’opera frutto di grande lucidità e classe compositiva, validissima premessa di un progetto da seguire con attenzione nei due annunciati capitoli che la seguiranno, chiunque ne sia il reale artefice.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 14 giugno 2009 da in recensioni 2009.
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