music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

The Eternal

SONIC YOUTH – The Eternal
(Matador, 2009)

Prosegue imperterrita l’attività discografica dei Sonic Youth, a dispetto della carta d’identità dei suoi componenti che, con l’eccezione di Steve Shelley, hanno ormai tutti passato la cinquantina.
Non che questo dato sia di per sé sufficiente a far trapassare nella categoria dei dinosauri del rock una band che tanto ha significato per la musica americana – e non solo – nel corso dei tre interi decenni segnati da album straordinari e da un approccio che ha fatto scuola, tanto dal punto di vista strettamente artistico quanto da quello del rapporto tra spirito indipendente e consolidato successo su più vasta scala.
È allora giusto accostarsi a “The Eternal” con la consapevolezza che dopo una carriera così lunga e gloriosa non si può pretendere da Thurston Moore e compagni una nuova spinta propulsiva, ma cragionevolmente chieder loro di “invecchiare bene” e in maniera coerente con il loro fulgido passato.

L’album segue una parentesi di tre anni, nel corso dei quali i Sonic Youth si sono concentrati sul loro lato sperimentale, riservato alle pubblicazioni della loro etichetta SYR, elaborando nel contempo un lavoro della durata di quasi un’ora, che vede la band confrontarsi ancora una volta con il proprio suono consolidato e con la ricerca di un approccio più ruvido e diretto, capace di rinverdire i fasti degli album pubblicati tra la seconda metà degli anni 80 e i primi 90.
Si direbbe la via giusta da percorrere oggi, se non fosse che anche in “The Eternal”, come già nei due mediocri “Sonic Nurse” e “Rather Ripped”, sulla matura pacatezza di album quali “Washing Machine” o “A Thousand Leaves” prevalgono nettamente pallidi simulacri del tempo che fu, tentativi di auto-emulazione, filtrati sì da una straordinaria padronanza di mezzi, ma talvolta tristemente fuori luogo.

Così, se il marchio di fabbrica della band è ancora chiaramente distinguibile nell’aspra immediatezza dell’iniziale “Sacred Trickster”, nell’insistenza ritmica di “What We Know” o nello smussato nervosismo elettrico di “Thunderclap For Bobby Pyn” e “Walkin Blue”, ben poco efficaci risultano i passaggi in cui tornano a prevalere destrutturazioni alternate a recuperi melodici e trame dissonanti dall’estetica post-punk ormai poco credibile. Desta una certa malinconia riscontrare come Kim Gordon cerchi di tener fede all’antico ruolo di icona erotica alternativa in un pezzo come “Anti-Orgasm” o constatare, soprattutto nella seconda parte dell’album, la rassicurante deriva da college-radio di canzoni non certo mal costruite, ma in fondo prive di mordente.
È un po’ come se i Sonic Youth, ormai ben coscienti di ciò che ci si possa aspettare da ogni loro nuovo disco, avessero deciso di adempiere al proprio ruolo istituzionale, non facendo altro che celebrare il passato in una sorta di auto-cover del loro stesso stile, unendo citazioni sparse da tanti vecchi dischi. Ma la stanchezza traspare inesorabile, anche sotto retorici gridolini tardo-adolescenziali e ordinari giochi a incastro di dissonanze e distorsioni, rendendo “The Eternal” album dalla superficie tutto sommato piana, ciononostante di ascolto faticoso, soprattutto in ragione della sua prolissità, davvero eccessiva se rapportata all’esiguità del suo contenuto.

Eppure il meglio i “sonici di mezz’età” sembrano averlo riservato per la fine, per i quasi dieci minuti di “Massage The History” le cui continue placide variazioni riportano alla dimensione attualmente più confacente alla band, quella della consapevole maturità di “Washing Machine” e “A Thousand Leaves”. Decisamente troppo poco, però, per impedire di accostare “The Eternal” ai suoi due predecessori, in una linea di continuità di stanco grigiore e annoiata reiterazione di schemi ben noti. Un invecchiamento, pur sempre coerente, che però lascia trasparire in maniera impietosa i segni del tempo.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 4 giugno 2009 da in recensioni 2009.
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