music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Full Of Ghosts

AUDIE DARLING – Full Of Ghosts
(Self Released, 2009)

Un’altra proposta di cantautorato al femminile, un altro nome proveniente dalla straordinariamente pullulante Portland degli ultimi anni: un’ennesima scoperta di quel misconosciuto genio dell’alt-country che risponde al nome di Adam Selzer (Norfolk & Western), qui in veste di musicista oltre che di produttore.

La protagonista di questo debutto è Audrey Jarvis, fanciulla in realtà originaria di Nashville ma niente affatto nuova alla scena musicale dello “Stato dei castori”, qui per la prima volta impegnata in qualità di autrice e interprete di brani propri sotto l’alias Audie Darling e contornata da un discreto numero di musicisti, che aggiungono cospicua ricchezza strumentale (mandolino, banjo, clarino, basso, percussioni, accordion, slide e fuzzy guitar) alle sue canzoni in forma di delicate miniature a base di chitarra e/o pianoforte e di una voce sottile ma di indubbio fascino ed eleganza.
Non sembri marginale il dato relativo all’ampia band che ha contribuito alla realizzazione di questo lavoro, poiché scorrendo i nomi dei suoi componenti se ne ritrova più d’uno tra coloro che hanno collaborato allo splendido “Vesper” di Leonard Mynx, tra i quali appunto lo stesso Mynx e il comune produttore-talent scout Adam Selzer.

L’identità della produzione e quella sostanziale degli interpreti non è tuttavia sufficiente a considerare “Full Of Ghosts” semplicemente come una versione al femminile di “Vesper”, poiché, oltre alle ovvie peculiarità cantautorali di Audrey, vi si può riscontrare uno stile sempre molto discreto e misurato, che non si limita alla mera riproposizione di classiche ballate folk, rideclinando invece l’imprescindibile substrato acustico secondo sfumature tali da lasciare per una volta in secondo piano le citazioni in altri casi quasi inevitabili delle “solite” Joni Mitchell e (per i più giovani) Cat Power.
Gli undici brani dell’album – autoprodotto e confezionato in un elegante digipak disegnato dalla stessa Jarvis – rivelano infatti un’artista capace di modellare il proprio timido cantautorato secondo una serie di registri diversi, che spaziano da un elegante romanticismo incentrato su temi sentimentali a richiami a una tradizione bucolica e all’asprezza di pronunciate sensazioni country. Anche quando banjo e mandolino prendono il sopravvento con le loro note calde e in qualche caso volutamente sbilenche, alla loro malinconia fanno tuttavia da contraltare melodie aggraziate e un romanticismo tematico, tradotto alla perfezione in eleganza interpretativa dalle voce di Audrey, che sembra indossare vellutati abiti da sera anche quando i retaggi country-folk si fanno più evidenti.
Anzi, paradossalmente, la cantautrice sembra riuscire a districarsi al meglio nel gestire la sottile malinconia che promana da quasi tutti i testi proprio a fronte del rapido succedersi di atmosfere – da quelle più ruvide e asciutte della tradizione americana a quelle sinuose e sognanti alla Hope Sandoval – che non nel languore dei toni eccessivamente stripped down di alcuni dei brani della parte conclusiva del lavoro.

Dall’accorata raffinatezza della deliziosa “Collection Of Sorrows” all’immaginifico sogno ad occhi aperti di “Stars In My Hair”, dall’abbandono alla fragilità emotiva di “Worn Out Shoe” alla materializzazione dei fantasmi della conclusiva title-track di quasi sola voce e piano, emerge con decisione il profilo di un’artista dalla personalità già sufficientemente definita. Tanto basta per non qualificare Audrey Jarvis come una tra le tante cantautrici in circolazione e per riconoscere che intorno a lei e a Leonard Mynx si sta coagulando un gruppo di artisti in grado di dare molte soddisfazioni agli imperterriti estimatori del cantautorato a stelle e strisce, sempre alla ricerca di nuovi spunti e nuovi nomi.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 4 giugno 2009 da in recensioni 2009.
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