music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Touching Down Lightly

SYLVAIN CHAUVEAU – Touching Down Lightly
(Creative Sources, 2009)

Non si tratta esattamente del nuovo album di Sylvain Chauveau, poiché pare che l’attivissimo compositore francese ci stia lavorando su da ormai due anni.
“Touching Down Lightly”, da poco dato alle stampe dall’etichetta portoghese Creative Sources, è infatti piuttosto un esercizio di improvvisazione, la cui immediatezza ed estemporaneità vanno appunto in direzione diametralmente opposta rispetto ai lunghi tempi di lavorazione del nuovo ed atteso album vero e proprio.

In una linea di sostanziale continuità con la colonna sonora “Nuage”, “Touching Down Lightly” è un’opera di piano solo, realizzata nel corso di una session di registrazione della durata di un giorno, svoltasi a fine 2008 al Soma Electronic Music Studio di Chicago, sotto la supervisione del “padrone di casa” John McEntire.
Il risultato della giornata di improvvisazione è costituito da una serie di frammenti pianistici ridotti all’osso, raccolti in un’unica traccia di ben quarantasette minuti, tuttavia inframezzata da numerosi prolungati momenti di silenzio, collocati a mo’ di solchi tra le singole piéce, accanto a quelli più concisi che costellano di sospensioni temporali le note stillate dal pianoforte, le loro iterazioni ossessive e le semplici melodie qui e là accennate.
Data la tipologia dell’opera nel corso della sua corposa durata non è dato riscontrare significative variazioni a un registro al solito improntato a un rigoroso minimalismo, nel cui alveo è soprattutto il diverso modo di atteggiarsi degli interstizi tra le note a fare la differenza.

Così, se buona parte del lavoro si incanala su dilatazioni narcolettiche, nel corso delle quali si direbbe che Chauveau estenda le frammentazioni armoniche al massimo grado tollerabile dalle loro esili strutture, in particolare nella sua parte centrale è dato osservare una certa maggiore omogeneità e uno sforzo nel voler ricavare dall’improvvisazione melodie relativamente più delineate, che in alcuni degli ultimi sketches salgono di tono, in iterazioni a tratti decise. Si tratta tuttavia, nella maggior parte dei casi, di embrioni di composizioni, non apprezzabili autonomamente anche se del tutto coerenti con il carattere improvvisato dell’opera. Maggiore interesse, destano allora i passaggi più lenti, nei quali i dilatati filamenti temporali sembrano preludere piuttosto alla creazione di un sostanziale effetto ambientale, realizzato con la classe e – come da titolo – con il tocco lieve proprio dell’artista francese, che sembra aver voluto cogliere l’attimo e cercare di cristallizzarlo in piccole schegge, preziose ma disorganiche. Per questo motivo è difficile interpretare “Touching Down Lightly” come qualcosa più di un esercizio di stile, un esperimento tutto sommato riuscito dal punto di vista concettuale, ma troppo asettico nella sua insistenza su non altro che un’algida perfezione formale.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 3 luglio 2009 da in recensioni 2009.
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