music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

The Last Laugh

JOKER’S DAUGHTER – The Last Laugh
(Team Love, 2009)

Frutto di una imprevedibile commistione di stili ed esperienze, il progetto Joker’s Daughter nasce da un’idea sviluppata attraverso l’Atlantico ormai da qualche anno, ovvero da quando l’artista inglese di origine greca Helena Costas è entrata in contatto con un produttore molto in vista quale Brian “Danger Mouse” Burton, al quale ha cominciato a inviare con regolarità le registrazioni dei suoi pezzi, venati di un folk tanto ancestrale quanto vivacizzato da una voce sottile, capace di torsioni evocative ma anche di zuccherose melodie.

Da un lato la fresca versatilità della Costas e le sue fascinazioni per una tradizione folk onirica e straniante, dall’altro l’esperienza di un produttore navigato, artefice nel giro di pochi anni di successi come quelli dei Gorillaz e dei Black Keys, ma altresì collaboratore di Beck e Sparklehorse. A giudicare dalle premesse, si direbbe un connubio impossibile tra due mondi con pochi punti di contatto tra loro, eppure l’ambiziosa missione di coniugare classici retaggi folk (inevitabili le reminiscenze di Sandy Denny e Vashti Bunyan) e sonorità in qualche misura di facile presa anche a livello latamente mainstream costituisce proprio la missione sottesa a “The Last Laugh”. Al progetto sono stati chiamati a partecipare altri due artisti, che ne completano ulteriormente il complesso mosaico con la tromba dell’ex-Neutral Milk Hotel Scott Spillane e soprattutto gli arrangiamenti d’archi, curati dal produttore e compositore di colonne sonore Daniele Luppi.
L’eterogeneità dei percorsi e degli stili dei contributori di “The Last Laugh” si traduce con fedeltà nel suo contenuto, reso omogeneo quasi esclusivamente dalla voce della Costas e dalle sue canzoni semplici e concise, dotate di un’immediatezza che la produzione è chiamata a valorizzare ed esaltare.

È di tutta evidenza come sia il folk il primigenio terreno di esplorazione di Joker’s Daughter, un folk dalle mille sfumature, che passa con sorprendente disinvoltura da allucinazioni psichedeliche a ballate romantiche, da corteggiamenti con l’elettronica a frizzanti e imprevedibili saggi indie-pop. L’album si presenta infatti come un caleidoscopio continuamente cangiante, dal punto di vista dei suoni e anche della collocazione spazio-temporale: esemplificativi possono essere considerati già i primi tre brani, che in rapida successione alternano le melodie avvolgenti alla Tunng di “Worm’s Head”, l’imperscrutabile evocatività di “Jessie The Goat” e il sognante accostamento tra archi ed elettronica di “Go Walking”. E via così di seguito, tra ballate frizzanti, incursioni digitali e limpidi suoni acustici, sui quali la Costas riesce talora a sprizzare fascinosa eleganza, risultando quasi una sorta di Hope Sandoval freak. E ancora, sorprendenti commistioni synth-folk (sic!), scatenati tradizionali reinterpretati in chiave moderna (“Jelly Belly”, “The Running Goblin”) e persino ritornelli pop giocosi e infantili (“The Bull Bites Back”), il tutto prima del trip finale sul tappeto volante in mezzo a visioni di teiere gialle, che sembra chiudere il cerchio, ristabilendo un legame con un retroterra musicale articolato e straniante.

Pur con qualche comprensibile disorientamento determinato dall’ininterrotta successione di stili e modalità espressive, “The Last Laugh” evita se non altro di incorrere in un confusionario “effetto-guazzabuglio”, presentandosi piuttosto come opera dalle innumerevoli sfaccettature, tutt’altro che priva di pregevoli spunti, grazie alla freschezza della cantautrice di origine greca ma anche al contributo fornitole in sede di realizzazione che di produzione. Segno evidente di un esperimento sostanzialmente riuscito e di come la misuratezza negli arrangiamenti sia in grado, in maniera niente affatto incongrua, di trasferire le visioni di un’Arcadia romantica al technicolour.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 3 agosto 2009 da in recensioni 2009.
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