music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Erotikon

THE BEAUTIFUL SCHIZOPHONIC – Erotikon
(Crónica, 2009)

Dopo che il precedente “Musicamorosa” ne aveva rivelato la raffinatezza delle texture ambientali, il portoghese Jorge Mantas, aka The Beautiful Schizophonic, torna con il suo secondo lavoro ufficiale sulla lunga (anzi, lunghissima) distanza, confezionando oltre un’ora di musica nella quale concede libero sfogo alle sue complesse elucubrazioni sonore, trovando questa volta ulteriore supporto nella partecipazione di alcuni collaboratori che ne ampliano in vario modo i punti cardinali.

Riposta nel cassetto l’ispirazione proustiana sottesa a “Musicamorosa”, sembra più difficile individuare un filo conduttore concettuale nel nuovo “Erotikon”, al di là dei connotati espliciti del titolo e della copertina, tuttavia non facilmente associabili a un contenuto musicale dai tratti pur intensi e suadenti.
Il lavoro ripresenta da subito drone impalpabili e modulazioni circolari in loop levigati, sfiorando morbidi contorni da ambient orchestrale e ribadendo la naturale vocazione cinematica di molte composizioni di Mantas; l’artista portoghese eccelle tuttavia ancora una volta nel conferire a questi elementi di base una straordinaria varietà, in grado di rifuggire alla radice la sensazione di eccessiva piattezza spesso connaturata a produzioni del genere.
Sul costante abbraccio elettronico di fondo, Mantas innesta instancabile una miriade di increspature moderatamente rumoriste, coltri ambientali ondeggianti, field recordings e ipnotiche derive psych, che insieme contribuiscono a colorare con tinte vivissime i flutti pulsanti originati da drone di rara eleganza e altrettanto preziosa delicatezza emotiva.

Il personale spettro musicale di Mantas oscilla infatti tra sonorità placide e incantate, come quelle dell’iniziale “Furla” e di “Alba”, ricorrenti emersioni distorsive e irregolarità stranianti espresse nella liquida ipnosi di “Blumarine” e nelle sfumature notturne di “Nocturnosque”, quest’ultima impreziosita dalla chitarra di Clayton McEvoy, da poco autore di un pregevole debutto a nome Sleeping Me. In un susseguirsi di voci, field recordings, frequenze cosmiche filtrate e lievemente distorte, scorrono istantanee cangianti e cortometraggi dalla durata più considerevole: già i due brani introduttivi ribadiscono l’attitudine di Mantas a misurarsi con composizioni lunghe e complesse, ma sono i due viaggi di un quarto d’ora “Pollen” e soprattutto “Aliénor d’Aquitaine” a rivelare l’ampiezza di respiro di composizioni che si dipanano in una serie ininterrotta di piccoli crescendo che affiorano tra brume sospese in un altrove spazio-temporale, giocando a rimbalzo tra soundscaping dilatati e continui esperimenti di persistenza.
Menzione a sé merita invece “Alba”, non solo poiché contiene un estratto da un nastro del 1860 – che si afferma essere la prima registrazione di una voce umana esistente – ma in particolare per la partecipazione del giapponese Yui Onodera, le cristalline note del cui piano fungono da contraltare a fremiti e distorsioni di fondo, dando luogo a un perfetto connubio di elementi e a quella straordinaria policromia tonale che rappresenta una delle migliori qualità dell’artista portoghese.

Fosche e spettrali ma lontane dal ricadere in cliché dark-ambient, lievi e romantiche come le piéce austere e impalpabili di Eluvium ma pervase da una frenetica ricerca sonora degna di icone quali Labradford e Stars Of The Lid, le composizioni di Mantas delineano una concezione della musica ambientale vitalissima e in continuo divenire, che lo attesta a pieno merito tra i più interessanti interpreti attuali di un genere raramente così vibrante e in questo caso tale da essere ricondotto, appunto, a un immaginario di intensa e seducente apnea amorosa.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 13 settembre 2009 da in recensioni 2009.
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