music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Wrought Iron

NANCY ELIZABETH – Wrought Iron
(Leaf, 2009)

Rivelatasi due anni fa con “Battle And Victory”, l’inglese Nancy Elizabeth ha trascorso molto intensamente il periodo che ha separato il suo primo lavoro sulla lunga distanza dall’atteso seguito “Wrought Iron”.
In questo lasso di tempo ha collaborato con James Yorkston, sia allo spendido “When The Haar Rolls In” che alle recenti “Folk Songs”, ha partecipato al tributo alla folksinger Lal Waterson, “Migrating Bird” e ha dato vita ad una serie di collaborazioni eterogenee, come nel caso delle estemporanee comparse dal vivo accanto ad Adem o della partecipazione alle modulate trame elettroniche di Susumu Yokota in “Mother”.
Con tali premesse, le aspettative di mutazioni stilistiche in vista del nuovo album, già annunciate subito dopo l’uscita dell’esordio, erano più che giustificate e una certa evoluzione rispetto a “Battle And Victory” è evidente, benché non nella direzione folktronica che alcune recenti frequentazioni e l’innato interesse per l’elettronica, mai nascosto da Nancy Elizabeth, avrebbero lasciato presagire.

L’autrice di Wigan modella invece il suo “Wrought Iron” attraverso una produzione e una strumentazione che la vede deporre la sua piccola arpa in favore del pianoforte, adesso in funzione di principale alternativa alla chitarra acustica e agli occasionali inserti di vibrafono, glockenspiel e di un vecchio dulcitone, che costituiscono l’altra novità del lavoro.
Scritto tra le isole Fær Øer, il Lake District inglese e una vecchia scuola abbandonata nella Spagna rurale, inciso interamente in uno sperduto angolo del Galles del nord, il lavoro è fortemente influenzato dall’atmosfera di solitudine e silenzio che si respira in quei luoghi.
Ne risulta un album che si distacca in maniera piuttosto netta dalla matrice folk dell’esordio attraverso un’elaborazione raffinata, espressa attraverso un minimalismo pianistico di grande intensità e con un’interpretazione che vede la pur non amplissima estensione vocale di Nancy Elizabeth impostata su timbri più profondi e sofisticati.

Se “Battle and Victory” rimandava (probabilmente anche al di là della stessa volontà dell’artista) al folk tradizionale e sixties di band quali Pentangle o Fairport Convention, i punti di riferimento, in “Wrought Iron”, accanto al minimalismo di compositori quali Steve Reich o Max Ricther, sono riscontrabili senza dubbio nei Talk Talk più meditativi e nel Mark Hollis solista, così come in un certo cantautorato femminile degli anni 90, ambito in cui il nome di PJ Harvey non può non balzare alla mente, soprattutto per ciò che riguarda le timbriche vocali.
Decisamente più essenziali rispetto all’esordio, i brani compresi in questo lavoro fanno proprie le caratteristiche del ferro battuto richiamato dal titolo: riescono ad essere, infatti, allo stesso tempo solidi e delicati, elaborati e tuttavia privi di eccessivi orpelli. Dall’intro pianistico di “Cairns” alla minimale e intensa “Tow The Line”, passando per il brano più d’impatto dell’intero lotto, “Lay Low” con il suo crescendo coinvolgente e il ritornello quasi pop, e fino alla chiusura sussurrata di “Winter, Baby”, non vi sono momenti di stanca né facili e scontate ripetizioni di schemi.

Non tutto, inevitabilmente, riesce alla perfezione, soprattutto quando si tratta di aggiungere, piuttosto che di sottrarre (si veda l’armonica piuttosto fuori contesto di “The Act”), ma l’opera, alternamente di scarnificazione e di arricchimento, regala a ogni brano caratteristiche proprie e peculiari, mettendo in risalto il talento compositivo di Nancy Elizabeth. Talento che, nei due brani conclusivi, “Ruins”, per piano e voce, e “Winter, Baby”, essenziale e sentita, si esalta, raggiungendo un’intensità che rappresenta probabilmente l’apice della breve carriera artistica della giovane musicista del Lancashire.
Una vetta che, con queste premesse, potrebbe essere nel prossimo futuro raggiunta ancora e, magari, presto superata.

(in collaborazione con Francesco Amoroso, pubblicata su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 26 settembre 2009 da in recensioni 2009.
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