music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Chromatic Sigh

ELISA LUU – Chromatic Sigh
(Hidden Shoal, 2009)

Non bisogna andare lontano per trovare Elisa Luu; ma forse proprio per questo la sua musica ha dovuto attraversare il globo in lungo e in largo, prima di tornare a cercare di far breccia nella scarsa attenzione solitamente riservata in Italia a determinate realtà elettroniche e ambientali.
Vi è infatti ben poco di esotico da scoprire sotto il suo alias, che altro non è se non la semplice contrazione del nome dell’italianissima Elisabetta Luciani, polistrumentista romana coinvolta fino al 2007 in numerosi progetti artistici in prevalente ambito jazzistico, nel quale ha altresì ottenuto riconoscimenti in qualità di sassofonista.

Da allora ad oggi Elisabetta ha cambiato pelle, trasformandosi in Elisa Luu e dedicandosi alla composizione elettronica, a partire tuttavia sempre dal suo sax alto, dal flauto e dalla chitarra.
I frutti della sua seconda vita artistica sono stati dapprima raccolti sotto forma di un Ep messo gratuitamente a disposizione dalla netlabel inglese Phantom Channel e adesso hanno trovato ospitalità, per la prima volta in un album vero e proprio, presso l’etichetta australiana Hidden Shoal, che conferma il suo ottimo fiuto quando si tratta di scoprire valide proposte elettroniche in giro per il mondo (basti ricordare Hakobune, Wes Willenbring, Jumpel e Sleeping Me).

Dall’Italia agli antipodi e ritorno, i quaranta minuti di “Chromatic Sigh” mantengono fede all’affascinante sinestesia evocata dal suo titolo, rivelando un caleidoscopio di calde tonalità genericamente definibili come ambientali e contrassegnate in maniera definita dalla poliedrica ispirazione dell’artista romana.
La riduttività delle categorie di musica ambientale ed elettroacustica per le composizioni di Elisa Luu si percepisce fin dall’avviluppante coltre di drone della title track iniziale, percorsa da sussulti vitalissimi, sotto forma di tenui increspature e delicate liquidità sospese sulle onde degli archi. Lungo tutto il corso del lavoro si susseguono poi, in un incessante gioco di intersezione tra strumenti e piani di scrittura, tastiere sognanti e flutti cosmici più torbidi, accenni ritmici talora pronunciati e riaffioranti retaggi acustici, che vedono Elisabetta rispolverare il flauto (“Slow Bass Flute”) e conferire alle sue composizioni un senso di fragilità e di vivo calore umano.
Da “Chromatic Sigh” promana infatti in maniera distinta la sensibilità femminile alla base del perfetto equilibrio tra la soffice malinconia elettroacustica e la lunga serie di inserti ritmici o moderatamente rumoristi che connota il continuo movimento di tutte le sue nove tracce, facendole scorrere con una levità omogenea ma ben lungi dal risultare monocorde.

A voler ricercare a tutti i costi degli accostamenti, potrebbe dirsi che Elisa Luu si muove con naturalezza e piglio discretamente personale in quello sterminato territorio compreso tra i puzzle elettroacustici dei primi Múm, i sognanti riverberi digitalizzati di Yellow6 e le elegie ambientali di Klimek e Pan American, da un lato, e delle produzioni della U-Cover, dall’altro.
Per Elisabetta Luciani, allora, l’ampiezza degli astratti spazi artistici corrisponde a quella geografica del percorso attraversato dalla sua musica prima di tradursi in quest’album di debutto, che già di per sé costituisce un dolce viaggio tra luminosi territori immaginari. Una volta completata la sua circumnavigazione del globo, sarebbe un vero peccato non cogliere al volo l’occasione di assaporare le sinuose texture di “Chromatic Sigh”, per scoprire anche in patria un’artista lucida, raffinata e dalle grandissime potenzialità.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 25 ottobre 2009 da in recensioni 2009.
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