music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Anonymous Said

UN VORTICE DI BASSA PRESSIONE – Anonymous Said
(Inglorious Ocean, 2009)

Forse sarebbe il caso di iniziare a smettere di stupirsi. E, nel contempo, di riconoscere l’esistenza di una reticolare scena musicale italiana che, per quanto parcellizzata e ancora carente di contatti intrinseci, sta disegnando con passione e sensibilità una serie di paesaggi e mondi sonori possibili, grazie alle infinite opportunità offerte dall’elettronica e dalla musica digitale.
A fronte della fama planetaria dei Port-Royal e dei riconoscimenti conseguiti da tanti altri artisti (invero più all’estero che in Italia, come dimostrano le pubblicazioni su importanti etichette di Con_cetta e da ultimo di Elisa Luu), corrono sotto traccia mille altre produzioni, spesso prive di ogni finalità commerciale, ma espressione della voglia e del piacere autentico di creare musica.

Non bisogna più stupirsi, appunto, soprattutto di veder affiorare sempre più spesso valide proposte dal profondo sud del nostro Paese, né di scoprirle in recessi silenti della rete, ove vengono liberamente distribuite, nella velata speranza di intercettare un semplice ascolto o, chissà, qualcosa di più. Entrambi questi caratteri ricorrono in questo mini album dalla durata di mezz’ora che segna il debutto di un giovane calabrese, Attilio Novellino, già affacciatosi sulle scene in occasione di precedenti collaborazioni e ora al debutto sotto il suggestivo alias Un Vortice Di Bassa Pressione attraverso l’altrettanto esordiente netlabel romana Inglorious Ocean.
La formula potrebbe apparire la medesima di tante altre produzioni similari (chitarre, filtraggi elettronici, samples, qualche nota di piano), tuttavia Novellino la rielabora con piglio deciso, coniugando le potenzialità dei pur essenziali mezzi a disposizione con elementi tratti dalla sua formazione musicale, che traspaiono dalle sei tracce di “Anonymous Said” e risultano facilmente individuabili in quel sottile filo che negli ultimi due decenni ha unito i morbidi impeti emotivi di Mogwai e Sigur Rós agli incastri cosmici dei Labradford.

E proprio alle pennellate elettroniche di questi ultimi può correre il pensiero all’ascolto dei ticchettii e dei piccoli fremiti che incrociano il delicato sfioramento di tasti dell’iniziale “Bird’s Eye Wall”, brano i cui reiterati addensamenti e torsioni si rigenerano in continuazione, dialogando tra loro con sobrietà a tratti piuttosto aspra. “Anonymous Said” è, infatti, un’opera tutt’altro che piatta, denotando invece la capacità di Novellino di non limitarsi alla semplice diluizione di oscillazioni ambientali, quanto piuttosto l’intenzione di esprimersi attraverso rilanci armonici e sfrigolii lievemente distorti, intesi a render tangibile un’elettricità statica in tumulto.

Su questo crinale scorrono dunque evanescenti modulazioni centripete (“Escher’s Perspectives”) ed esili correnti distorsive (“Tempesta neurovegetativa”), che nella più movimentata “To Repel Ghosts” accelerano evidenziando retaggi post-rock iperspaziali in progressivo crescendo. Ma è nelle due articolate parti di “Hydrocoma” che si percepisce l’ampiezza dello spettro musicale sotteso al progetto Un Vortice Di Bassa Pressione, riassunto in una sorta di sinfonia irregolare e liquida (come da titolo), che muove da un brumoso incipit da romanticismo di matrice Sigur Rós, per poi evolversi nel dialogo tra flebili interferenze e melodie segmentate; da tale interrelazione emergono poi riverberi in movimento aritmico, preliminari all’anthemica progressione della seconda parte, ove il brulichio vitale fino ad allora sopito sotto traccia si staglia impetuoso in dense folate, che scolorano in un limpido tramonto, una volta che il vortice si è dileguato. O prima che, com’è auspicabile, torni a espandersi ulteriormente.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 15 novembre 2009 da in recensioni 2009.
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