music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Molina And Johnson

MOLINA AND JOHNSONMolina And Johnson
(Secretly Canadian, 2009)

Nonostante tutta la copiosa produzione discografica realizzata in oltre un decennio di attività rechi l’impronta riconoscibile del suo songwriting sofferto e sentito, Jason Molina è sempre stato artista curioso di cimentarsi in collaborazioni talvolta non poco ardite, come quella con Aidan Moffat, che diede luogo al capolavoro firmato Songs: Ohia “The Lioness”, o quella immediatamente successiva con Alasdair Roberts e Lullaby For The Working Class del destrutturato ibrido “Ghost Tropic”. Dopo aver intrapreso il percorso in chiave rock-blues con la sua ultima creatura Magnolia Electric Co., Molina si era finora ritagliato soltanto pochi spazi personali al di fuori della band, utilizzati per incidere due minimali album a proprio nome. Il suo desiderio di perseguire contemporaneamente strade tra loro differenti ritorna ora invece a tradursi in una nuova collaborazione, nella quale, deposti i suoi cappelli da cowboy e staccata la spina agli amplificatori, Molina viene affiancato da Will Johnson, altro autore di lungo corso e ottime qualità, seppure meno universalmente riconosciuto, con le sue band Centro-Matic e South San Gabriel.

L’incontro tra i due è del tutto casuale e risale al settembre di due anni fa, quando Johnson avvicina Molina al termine di un concerto dei suoi Magnolia Electric Co.: i due scambiano quattro chiacchiere e i rispettivi numeri di telefono e, nei frequenti contatti che ne seguono, decidono rintanarsi nell’isolamento creativo di uno studio texano, ove poter dedicare una decina di giorni alla scrittura – separata e congiunta – di canzoni, intervallata con appunti, disegni, bevute e inviti di amici. A un anno e mezzo da quell’esperienza, il suo risultato musicale, in seguito sottoposto ad accurato scrutinio da parte di entrambi, viene ora racchiuso in questo album collaborativo, pubblicato semplicemente sotto i nomi dei due autori e comprendente quattordici tracce, frutto di uno sforzo creativo congiunto, che nel complesso testimonia a dovere la passione e la naturale propensione alla scrittura dei suoi protagonisti.

Le quattordici morbide ballate racchiuse nell’album segnano infatti un proficuo bilanciamento tra la ritrovata propensione di Molina a composizioni scarne e sofferte e l’accuratezza di Johnson nell’intessere melodie più morbide e composite. In maniera analoga, nel corso dei brani i due si alternano anche alla voce, colorando i loro misurati accenti bluesy ora dei toni dolenti tanto congeniali al cantautore dell’Ohio, ora (e più spesso) alla levità non per questo meno malinconica dell’artista texano. Basti infatti prendere in considerazione due delle tracce che vedono protagonista il pianoforte (“All Falls Together” e “In The Avalon/Little Killer”) per rendersi conto dell’effettiva comunanza di intenti dei due artisti e della sostanziale riduzione delle distanze stilistiche tra di loro, che questa esperienza è effettivamente riuscita a conseguire. E benché alcuni pezzi rimandino con decisione al mood e al lirismo che hanno contrassegnato tutta la produzione di Molina (su tutte “Each Star Marks A Day” e la tenebrosa “For As Long As It Will Matter”), le cadenze rallentate e le fascinazioni musicali e narrative – volte a catturare le immagini di un’America desolata e quasi irreale – scolorano più spesso in una sorta di trasognato isolazionismo cantautorale che non nella sferragliante nostalgia di Magnolia Electric Co. o in prevedibili registri alt-country.

Le modalità di scrittura e il contesto di realizzazione prescelto dai due artisti hanno senz’altro contribuito ad accentuarne i caratteri più essenziali e desertici, ovvero quelli necessari per far rifulgere a meglio il talento e la stessa voce di Molina, nonché utili a evidenziare le qualità di Will Johnson, autore da sempre molto stimato negli ambienti musicali americani, ma probabilmente troppo spesso sopraffatto nella sua ispirazione dalle più complesse sovrastrutture di Centro-Matic. Ed è soprattutto al percorso artistico e alla considerazione di quest’ultimo che l’album collaborativo finisce per aggiungere qualcosa, non restando il suo risultato complessivo circoscritto alla semplice addizione tra lo stile e la scrittura dei suoi artefici.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 13 novembre 2009 da in recensioni 2009.
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