music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Atone

GLORYTELLERS – Atone
(Southern, 2009)

Si vede che il buon Geoff Farina non ha smesso di prenderci gusto: il disco omonimo dei suoi Glorytellers, pubblicato nei primi mesi dello scorso anno, non è stato un estemporaneo divertissement, ma l’inizio vero e proprio di una nuova esperienza artistica, alla quale l’urgenza espressiva che ha caratterizzato l’intera parabola dell’ex-leader dei Karate lo ha già indotto a dare un solerte seguito nei nove brani di questo agile “Atone”.

L’impronta del progetto Glorytellers, già chiarita a sufficienza nell’esordio, viene adesso ribadita in “Atone”, che presenta Farina in compagnia di una formazione completamente rinnovata (accanto a lui per l’occasione ci sono Mike Castellana e Gavin McCarthy), ma ancora alle prese con un registro sonoro denso di rimandi alle tradizioni country-folk e blues americane, ma non del tutto alieno da quelle intricate tessiture che hanno costituito il marchio di fabbrica dei Karate.

In un percorso artistico in continua evoluzione come quello di Farina, “Atone” rappresenta l’ulteriore stratificazione di un retroterra che dalle segmentazioni delle origini lo ha condotto attraverso fascinazioni jazzy alla (ri)scoperta di un cantautorato classico ma niente affatto banale e, soprattutto, a perseguire con notevole classe vena melodica fluida e obliqua, calata in contesti sonori di volta in volta differenti.

Analogamente al suo predecessore “Atone” raccoglie una serie di limpide ballate, nelle quali l’arguta scrittura di Farina passa in rassegna memorie personali e ordinarie storie di amori falliti, con un piglio lieve e un più spiccato senso melodico, qui convogliato in più di un pezzo dal passo svelto e palesemente divertito (“The Lost Half Mile”, “Concaves”). Non mancano, tuttavia, passaggi melodici più compassati, che uniscono un polveroso immaginario bluesy con il sommesso registro interpretativo di Farina (come nel caso della dolente ballata “Just What I Was Thinking” e di “Softly As She Sings”, impreziosita dal suono malinconico dell’armonica), ovvero con l’andamento intimista di bozzetti acustici che tuttavia non rinunciano a più complesse strutture incrementali, evidenti in particolare lungo i sei minuti di “Omni Stars”.

E proprio in questo equilibrato bilanciamento tra attitudini mai del tutto sopite e più recenti passioni artistiche della maturità di Farina che risiede l’essenza dell’album e in fondo dell’intero progetto Glorytellers, che “Atone” conferma nel suo valido profilo, pur senza offrire episodi davvero memorabili né eguagliare, nel complesso, lo slancio sotteso ad alcuni brani dell’album precedente.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 18 dicembre 2009 da in recensioni 2009.
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