music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

The Big Black And The Blue

first_aid_kit_the_big_black_and_the_blueFIRST AID KIT – The Big Black And The Blue
(Wichita, 2010)

Ci sarebbe da scrivere un trattato di sociologia, a margine della constatazione per cui sempre più spesso dal nord Europa provengono prodotti musicali a firma di artisti giovanissimi. Inutile provare a farne un elenco e, soprattutto, fuori luogo lanciarsi in considerazioni politico-sociali in merito alle condizioni per l’uscita dei giovani dalle famiglie e per il libero dispiegamento della loro personalità artistica. Nessuno stupore, dunque, e nessun tentativo di trarre conclusioni di sistema di fronte al debutto sulla lunga distanza delle due sorelline svedesi Johanna e Klara Söderberg, le cui carte di identità attestano come date di nascita rispettivamente il 1990 e il 1993.

Figlie del chitarrista di una rock band degli anni 80 (tali Lolita Pop), adesso nei panni di produttore e manager, fin dalla prima adolescenza le due fanciulle sentono la musica scorrere nelle loro vene. Dopo le prime strimpellate sulla chitarra, l’illuminazione giunge dall’ascolto dell’album di Bright Eyes “I’m Wide Awake, It’s Morning”: da allora (a quindici e dodici anni), è tutto un susseguirsi di nuove esperienze, dalle prime canzoni composte quasi per gioco alle esibizioni per amici e poco più, fino a un filmato che le ritrae eseguire una cover dei Fleet Foxes, “Tiger Mountain Peasant Song”. Il video diventa in breve tempo popolarissimo, ponendo in risalto le faccine pulite e le capacità melodiche delle due teenager. Arriva così nel 2008 il debutto discografico, con le sette canzoni comprese nell’Ep “Drunken Trees”, pubblicato che dall’etichetta di The Knife (la Rabid), e immediatamente ripreso da Wichita, che licenzia oggi questo “The Big Black And The Blue”, album con ogni probabilità destinato a lanciarle con decisione dell’universo indie-folk.

A una così tenera età, il percorso delle First Aid Kit sembra già lungo e intenso come quello di artisti ben più maturi, così come la loro musica, che trasuda sì freschezza e soavità zuccherina, ma presenta una scrittura niente affatto banale e un mood disincantato, difficilmente prevedibile da parte di due adolescenti. Si susseguono così racconti di relazioni interrotte, amori difficili e speranze disilluse, narrati con un tono lieve eppure molto sobrio e serioso, al quale contribuisce anche il sapiente intreccio tra le voci delle due ragazze – acuta e morbida l’una, più bassa e malinconica l’altra – che denota una spontanea confidenza fraterna, dando luogo a una ricca serie di ballate, nelle quali gioviali dolcezze melodiche si alternano a torch songs che vanno a scavare nella tradizione country-folk con la consapevolezza di poter aggiungere un tocco innocente e personale a canoni consolidati.
Lo dimostrano le freschissime ballate appalachiane “In The Morning”, “Waltz For Richard” e “A Window Opens”, incentrate su poche note acustiche e sulle torsioni delle voci, che riecheggiano la classe di Alela Diane in yodelling controllati e contornati da un’eleganza inappuntabile, alla quale la giovinezza delle sorelle Söderberg dona freschezza interpretativa, senza tuttavia rendere banali i brani e le relative le soluzioni armoniche. La grazia melodica delle due fanciulle risuona cristallina soprattutto nei brani più vivaci, nei quali danno libero sfogo a interpretazioni frizzanti, mostrando nel contempo discreta versatilità, veicolata ora da avvolgenti accenti pop (“Heavy Storm”, “Winter Is All Over You”), ora da arrangiamenti romantici leggermente più complessi (“A Window Opens”) e tali da affrancarle da scontate emulazioni della Cat Power di turno.

Per restare nella medesima fascia d’età, le First Aid Kit possono collocarsi senz’altro con autorevolezza accanto alle connazionali Taxi Taxi!, per la loro delicatissima declinazione di intrecci vocali, e all’inglese Laura Marling per il convincente recupero di certo folk tradizionale in chiave accessibile al pubblico dell’ambiente indipendente. A favore delle sorelline svedesi gioca poi senz’altro l’attitudine spontanea alla composizione e al canto, oltre che quella di tenere il palco, acquisita a tempo di record suonando dal vivo per esempio accanto ai Fanfarlo e palesata anche nella teatrale conclusione di “Will Of The River”, il cui simpatico “silent please” sembra chiamare la discesa del sipario su un debutto non privo di buoni spunti, testimonianza di qualcosa più di una semplice attitudine che, inevitabilmente, potrà soltanto maturare col tempo. Non sarebbe legittimo gridare al miracolo, ma “The Big Black And The Blue” può fin d’ora ben considerarsi come il battesimo di due nuove stelline dell’indie-folk.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 23 gennaio 2010 da in recensioni 2010.
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