music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Ghostly Garden

CHIHEI HATAKEYAMA – Ghostly Garden
(Own, 2010)

Primo suo lavoro a essere pubblicato dalla solita, acutissima Own Records, “Ghostly Garden” è il prodotto di un nuovo esperimento di rielaborazione sonora posto in essere da parte del giapponese Chihei Hatakeyama, artista attivo ormai da qualche anno sia come metà del duo elettroacustico Opitope che in qualità di solista, come testimoniano i suoi numerosi album licenziati nel volgere di pochi anni su varie importanti etichette elettroniche, tra i quali merita senz’altro una menzione quel “Minima Moralia” uscito su Kranky nel 2006.

Nella sua personale declinazione di microsuoni ambientali in continuo divenire emotivo, in “Ghostly Garden” Hatakeyama si è prefisso di raccogliere, accanto a materiale nuovo, samples e frammenti di composizioni da lui già utilizzati in passato, su disco o nelle esibizioni dal vivo. Suoni e composizioni preesistenti vengono dunque rimaneggiati, fino ad assumere una connotazione nuova e perfettamente integrata con drone, rumori e frequenze, ma anche con un ampio catalogo di suoni organici, incentrati su chitarre, pianoforte e vibrafono.

Addentrarsi nel giardino incantato sonorizzato dall’artista giapponese significa lasciarsi travolgere da correnti cosmiche nella cui deriva si susseguono frequenze sinusoidali, vapori luminescenti e una miriade di screziature e irregolarità, ora affidate a saturazioni ottenebranti, ora ingentilite dal calore di note elettroacustiche.

Sull’esile equilibrio tra tali elementi si dipana un album che, proprio nel lento processo di trasformazione insito in quasi tutti i pezzi, trova il fattore determinante per colorare di molteplici sfumature la persistenza della coltre impalpabile che avvolge ombre, fiori, grotte e voci che popolano il sinistro giardino descritto da Hatakeyama. Così, dai riflessi ghiacciati di “Cave” si sfocia nel sogno setoso dischiuso dal bozzolo post-industriale di “Slight Trail”, mentre le immateriali stratificazioni di “Stone Wall Island” replicano agli ariosi filtraggi orchestrali di “Voices II”, attraverso i quali si percepiscono distintamente distanti armonie di fiati che rimandano alla raffinatezza dell’Eluvium di “Talk Amongst The Trees”. E lo stesso avviene della sinfonia sintetica intessuta lungo gli oltre dieci minuti della conclusiva title track, che materializza compiutamente l’essenza spettrale del concept dal quale ha tratto spunto il lavoro.

Realizzato in contemporanea con l’altro album “A Long Journey”, “Ghostly Garden” conferma la prolificità dell’artista giapponese e la sua attitudine a un’ambient music lineare ma estremamente curata nella ricerca microtonale e nel suo attingere a fonti sonore elettroacustiche sempre nuove. E nonostante l’urgenza compositiva di Hatakeyama non riesca sempre a farlo eccellere tra i vari Greg Davis, Lawrence English e Keith Fullerton Whitman, i quasi cinquanta minuti di “Ghostly Garden” descrivono adeguatamente un itinerario tra sogno e incubo, costituendo una sfida alla capacità sub-liminare d’ascolto che merita senz’altro di essere raccolta.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 10 febbraio 2010 da in recensioni 2010.
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