music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Faded Photographs

ABSENT WITHOUT LEAVE – Faded Photographs
(Sound In Silence, 2010)

Più che semplicemente il secondo disco sulla lunga distanza accreditato ad Absent Without Leave, progetto artistico di George Mastrokostas, “Faded Photographs” è il risultato, declinato al tempo presente, della vecchia idea del “supergruppo”, icona di volta in volta ricorrente nella storia della musica contemporanea, forse per il fascino emanato dall’incontro in un unico contesto di artisti provenienti da esperienze diverse.

Nell’era di internet, questo incontro non può che essere virtuale, così come gli artisti che in varie parti del mondo hanno messo insieme i tasselli che compongono “Faded Photographs”, lavoro che in tutte le tracce vede la presenza costante del chitarrista e poliedrico manipolatore elettronico greco, idealmente affiancato da amici e collaboratori in continua rotazione tra loro. L’avvicendamento tra i vari artisti non è ovviamente fisico, ma realizzato attraverso session realizzate in sette location in giro per il mondo (Genova, Reykjavik, Leeds, Staffordshire, Vienna, Boston e Quebec), i cui file sono stati rifusi nello studio di registrazione ateniese di Mastrokostas per dar luogo a un’opera organica, permeata da un afflato nostalgico e autunnale, di volta in volta modellato secondo sensibilità affini, benché parzialmente difformi in termini strettamente sonori.

Nell’iniziale “How The Winter Comes”, le calde tonalità di riverberi chitarristici ovattati sono affiancate dalla texture discreta disegnata da tastiere e samples dei Port-Royal e da raffinati tocchi d’archi, che scolorano in una sorta di ambient cameristica che fluisce verso un finale placido e romantico. La successiva “Old Memory Tapes” vede gli Epic45 e Richard Adams (Hood, The Declining Winter) apportare cristalline trame acustiche e una serie di propulsioni e rilanci organici che affiancano la chitarra di Mastrokostas, che si fa appena più decisa e corposa, in funzione quasi di contrappunto agli eterei panorami della countryside, così ben materializzati da parte degli artisti britannici.
I due brani successivi accentuano le pulsazioni elettroacustiche e i connotati spaziali e avvolgenti di un suono che, grazie a Ólafur Josephsson (Stafrænn Hákon), allo stesso tempo evoca avvolgenti paesaggi nordici e si diverte a giocare con ritmiche e armonie folk, attraverso banjo, arpa e persino maracas, che in “Balloons In The Sky” si ricongiungono con le dolcezze rurali di Ben Holton (Epic45, My Autumn Empire) e i suoi scorci di cieli sereni e nubi vaporose.

La parte conclusiva del lavoro si immerge con maggior decisione nell’elettronica, mostra prima qualche sferzata ritmica più decisa, apportata da Pascal Asselin (Millimetrik) a contorno di sovratoni e riverberi in torsione concreta (“Where The Birds Fly In Winter”), per poi scolorare gradualmente nelle tessiture sintetiche e nei tenui battiti che, introdotti da Ettore Di Roberto ed Emilio Pozzolini nella conclusiva “Above The Trees”, vivacizzano cadenze opache e sempre più rallentante, confermando le recenti fascinazioni ambientali dei Port-Royal.
Quello che più sorprende, nel corso di tutti gli otto brani, è la sostanziale omogeneità della resa complessiva di un lavoro concepito e realizzato da una pluralità di artisti in luoghi e momenti separati; pur senza raggiungere significative vette nella sua rassegna di sospensioni temporali, atmosfere impalpabili e più concreti ceselli elettroacustici, “Faded Photographs” traccia una sottile linea che unisce suggestioni artiche e delay chitarristici, attraverso contemplazioni bucoliche, immersioni ambientali e increspature elettroniche, regalando una quarantina abbondante minuti di un volo musicale a mezz’aria, dal quale chi già apprezza gli artisti coinvolti in questo progetto “delocalizzato” non potrà che trovare piacevole lasciarsi trasportare.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 10 febbraio 2010 da in recensioni 2010.
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