music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Clinging To A Scheme

RADIO DEPT. – Clinging To A Scheme
(Labrador, 2010)

Quattro anni di annunci, smentite e false partenze hanno preceduto l’atteso ritorno sulle scene dei Radio Dept., sicuramente la band che meglio ha saputo affermarsi tra le tante della florida nidiata svedese e in particolare tra quelle raccoltesi intorno all’etichetta Labrador, impostasi proprio grazie a loro alle attenzioni su vasta scala degli ambienti indie-pop-rock internazionali.

Non stupiscono, dunque, le notevoli aspettative che circondano questo nuovo album del terzetto di Lund, alimentate dal successo e dalla poliedricità dimostrata nei suoi due lavori sulla lunga distanza: da un lato i sorprendenti echi shoegaze del debutto “Lesser Matters”, dall’altro le delizie indie-pop incorniciate dall’elettronica del successivo “Pet Grief”.

Da buon terzo, “Clinging To A Scheme” si colloca all’incirca a metà strada tra i due fortunati predecessori, mirando a miscelare in un’equilibrata formula pop la recente propensione della band per una frizzante patina elettronica con le più risalenti fascinazioni per il pop chitarristico britannico, adesso calibrato più sulle sonorità della gloriosa Sarah Records che non su quelle riconducibili a vorticose trame shoegaze.

L’estrema cura dedicata dalla band di Johan Duncanson e soci alla forma sonora del nuovo disco non sembra aver fatto loro smarrire la freschezza melodica che li contraddistingue, nonostante la complessiva minore immediatezza delle dieci canzoni racchiuse in “Clinging To A Scheme”, piccola ma variegata rassegna di caliginose atmosfere british, frizzanti primavere scandinave e assolati saggi di quel balearic pop tanto in voga negli ultimi tempi.

Mentre infatti i trasognati languori dell’iniziale “Domestic Scene” sembrerebbero preludere a una diluizione in chiave ancor più spiccatamente dreamy dell’indole chitarristica della band svedese, lo sviluppo del disco si indirizza in maniera decisa verso un pop elettronico le cui melodie eteree scorrono su tastiere luminose, dilatazioni retrò e sussulti ritmici appena accennati.

Echi e riverberi chitarristici si uniscono a folate sintetiche, quasi confondendosi in un unicum sonoro omogeneo, ai cui ideali estremi spiccano le aperture shoegaze-pop di “The Video Dept.” e il passo disinvolto – quasi danzante – di “David”. Nel mezzo, è invece tutto un rincorrersi di rimandi tra i più vari, dall’incipit da primissimi My Bloody Valentine di “This Time Around” alla persistenza di feedback di “Four Months In The Shade”, dalle sinuose pulsazioni interstellari di “Memory Loss” alle tastiere e ai fiati sbarazzini di “Heaven’s On Fire”, il cui giocoso andamento adolescenziale fa da contrappunto al severo spoken word iniziale su rock e cultura giovanile, abbracciando di fatto qualcosa di molto vicino alle singolari mutazioni del dream-pop proposte dai recenti fenomeni connazionali JJ.

Incentrato com’è in particolare sul suono piuttosto che sulle canzoni dal facile impatto, “Clinging To A Scheme” segna una sorta di stabilizzazione stilistica dei Radio Dept. I rimandi alla scena inglese 80-90 non sono meno copiosi rispetto al passato, ma unendoli ad eterogenee sensazioni elettroniche la band svedese dimostra di avere stoffa sufficiente per affrancarsi in maniera definitiva dal novero degli emulatori, per elaborare una propria perfetta formula indie-pop. Le atmosfere ci sono già, non resta dunque che attendere un’ulteriore definizione nella scrittura della band svedese, magari confidando in una gestazione più breve e lineare di quella che ha presieduto a questo loro terzo album.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 20 febbraio 2010 da in recensioni 2010.
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