music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Magic Chairs

EFTERKLANG – Magic Chairs
(4AD, 2010)

L’incessante trasformismo stilistico che ha finora contrassegnato la breve ma intensa produzione discografica del collettivo danese Efterklang si conferma appieno in questo suo terzo lavoro sulla lunga distanza, il primo a essere pubblicato dalla prestigiosa 4AD.

Se infatti l’elettronica di stampo nordico e il senso vagamente “post-” dello splendido debutto “Tripper” avevano lasciato spazio al complesso impianto di folk orchestrale di “Parades”, il nuovo “Magic Chairs” segna una nuova transizione sotto forma del parziale superamento della vivacità di arrangiamenti dell’album precedente (e in particolare della sua versione dal vivo “Performing Parades”) nella direzione di quell'”orchestrated experimental pop”, che la stessa band ritiene una possibile definizione applicabile alla sua musica.

Cos’è, dunque, l'”orchestrated experimental pop” delle dieci tracce di “Magic Chairs”? in sintesi, potrebbe descriversi come la risultante di un instancabile gioco melodico a incastri tra residue frammentazioni ritmiche, polifonie vocali e spunti strumentali in perenne alternanza tra eleganti florilegi d’archi e ruvide incursioni bandistiche.

È di tutta evidenza quanto ambiziosa e difficile sia l’opera di bilanciamento tra tali elementi, ai quali, come se non bastasse, nel corso dell’album si aggiungono ulteriori ingredienti sotto forma di divertissement folktronici, disorientanti spunti gospel-prog (!) e una certa enfasi teatrale, che in qualche caso sfocia in un imperscrutabile cabaret acido.

Ne risulta, inevitabilmente, un album nel quale viene messa moltissima carne al fuoco ma nel quale l’ampia band capitanata da Casper Clausen non riesce a definire una propria identità, ancorché temporanea. Eppure, almeno la prima metà del lavoro rivela con sufficiente nitidezza che nella mente degli Efterklang la nuova transizione avrebbe dovuto portarli a collocarsi ben più prossime a Grizzly Bear e Animal Collective che non a Books e Múm, sovente richiamati dagli album precedenti. Lo si percepisce dai cori sbilenchi e dai caleidoscopi ritmici che incastonano discreti spunti melodici, chiaramente protesi a un pop ricercato e mutante, in leggiadri florilegi d’archi e arrangiamenti, non più connotati da un’esplicita vocazione orchestrale, che non rinunciano però a una grandiosità da kolossal disorganica e spesso sovrabbondante.

Nel continuo rimescolamento di tessere sonore, metodicamente applicato all’interno di quasi tutti i brani, la band riesce tuttavia a mantenere un canovaccio melodico che rende godibili le coloratissime alternanze di registro di pezzi quali “Alike” e “I Was Playing Drums”; la compiuta effervescenza di questi brani, unita forse soltanto alla ritrovata essenzialità di “Full Moon”, a restituire gli Efterklang a un’ariosità invece smarrita in quasi tutta la seconda parte del disco, che scorre via tra abboccamenti con un pop alquanto asfittico (“The Soft Beating” e “Scandinavian Love”) e insistiti giochi di specchi (“Mirror Mirror”) che restituiscono però riflessi alquanto confusi.

È ben probabile che l’esposizione assicurata dalla pubblicazione su 4AD e la vorticosa eterogeneità del suo contenuto rendano “Magic Chairs” un trampolino di lancio degli Efterklang su più vasta scala internazionale. La sua scarsa identità e qualche limite nella scrittura delle canzoni inducono tuttavia a rimandare la band danese, in attesa della sua prossima e auspicabilmente più definita trasformazione.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 23 febbraio 2010 da in recensioni 2010.
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