music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

This Alone Above All Else In Spite Of Everything

BODUF SONGS – This Alone Above All Else In Spite Of Everything
(Kranky, 2010)

Giunto al quarto album sotto l’alias Boduf Songs, Mat Sweet non ha inteso abbandonare nemmeno in questa occasione l’isolamento creativo e l’essenzialità della strumentazione dalla quale le sue sofferte composizioni e il suo humming sussurrato vengono originariamente catturate.
Così come nell’omonimo debutto (corrispondente al demo che aveva fulminato i responsabili di casa Kranky) e nei due dischi successivi, anche il nuovo “This Alone Above All Else In Spite Of Everything” è nato nella stanza di Sweet a Southampton, con il solo ausilio tecnico di un microfono.
Eppure, il risultato finale del disco si mostra affare ben più complesso rispetto ai precedenti, non solo in quanto si colloca su una linea di progressivo affinamento sonoro in sede di post-produzione, ma soprattutto perché il percorso evolutivo dell’enigmatico artista inglese in questo lavoro giunge a un compimento di una sempre maggiore articolazione strumentale e varietà di registri espressivi.

Non si pensi tuttavia che Sweet abbia abbandonato le fosche sfumature della sua voce e delle ambientazioni sonore, né tanto meno la predilezione per testi aspri, cupi, allucinati. Tutt’altro, anzi questi tratti salienti del suo profilo artistico sono adesso supportati da un songwriting più fluido e indirizzato verso una più tangibile coesione melodica e, soprattutto, arricchiti da contesti sonori non più limitati alle elongazioni di note di chitarra e inserti elettronici casalinghi, ma comprendenti decise incursioni elettriche, nonché pianoforte, elettronica e ritmiche.
E proprio con una spettrale composizione per piano e voce si apre “This Alone Above All Else In Spite Of Everything”; non si tratta tuttavia dell’introduzione a un lavoro di ovattato intimismo, poiché le prime brusche scosse arrivano già nella successiva “Decapitation Blues”, la liquida quiete del cui incipit a base di gentili tocchi di vibrafono viene squarciata da un’impetuosa irruzione elettrica, che la scaglia in un vortice incandescente, percorso da schegge rumoriste.

Una lentezza esasperante prende corpo e si materializza con dolce insolenza (le gocce di mestizia in “Absolutely Null And Utterly Void”, sette minuti di pura rarefazione per “The Giant Umbilical Cord That Connects Your Brain To The Centre”), mentre in altri frangenti si scoprono lati finora nascosti, come l’estensione timbrica e tonale della voce di Mat (“I Have Decided To Pass Through Matter”) o strutture fortemente innovative, capaci di proporre una sorta di goth-rock allucinato (le splendide chitarre sulfuree di “They Get On Slowly”).
Oltre alle piccole differenze già citate in precedenza, rispetto al passato si percepisce un suono della chitarra più puro, cristallino, meno lo-fi. Questo elemento aiuta a far emergere la bellezza di un fingerpicking ispirato, non virtuoso ma scheletrico, visivamente maturato e cristallino. Gli sviluppi a partire dalla struttura di base, coadiuvati da una ricchezza di suoni inedita, sono la continua linfa di cui si nutre la musica di Boduf Songs, capace di rigenerare la propria cifra stilistica con rinnovata vitalità.

Siamo certamente di fronte a una proposta elitaria, per cui c’è bisogno di impegno e predisposizione. Tuttavia lo sforzo profuso per immergersi nel mondo sonoro di Boduf Songs viene ancora ripagato da sensazioni uniche, che confermano oggi tutte le impressione maturate durante i cinque anni trascorsi dal primo omonimo miracolo acustico, che diede l’abbrivio a un incanto che non cessa di turbare i nostri sogni.

(in collaborazione con Alessandro Biancalana, pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 26 febbraio 2010 da in recensioni 2010.
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