music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Endless Falls

LOSCIL – Endless Falls
(Kranky, 2010)

Artista schivo e dal profilo basso persino per i reconditi standard della scena elettronico-ambientale, Scott Morgan ha prolungato più del solito il suo isolamento umano e creativo prima di porre mano a un lavoro quanto mai ricco e personale.

Se si eccettua l’Ep “Strathcona Variations”, pubblicato lo scorso anno su Ghostly International, di Loscil si erano perse le tracce da ben quattro anni, precisamente dai tempi di quel “Plume” che esplorava superfici lunari attraverso cadenze arcane e claustrofobiche.

Nel nuovo “Endless Falls”, l’artista canadese rimane fedele alle sue modulazioni interstellari e alla watermusic basinskiana, rimaneggiandole tuttavia entrambe in senso più piano e decisamente meno oppressivo. Per quanto permanga l’elemento nodale delle composizioni di Morgan, l’acqua di “Endless Falls” non è più quella tenebrosa delle inesorabili profondità oceaniche di “Submers”, bensì un semplice fenomeno atmosferico, ricorrente e sospeso nell’aria della sua Vancouver.

Non è un caso che l’album si apra e si chiuda con il suono della pioggia, registrato in presa diretta da Morgan nel cortile di casa, al pari di tanti altri field recordings, catturati, processati e ricombinati insieme a fonti sonore organiche, drone e texture elettroniche.

La genesi casalinga del disco – completata dalla suggestiva foto di copertina, scattata dal finestrino della macchina dalla figlia di quattro anni di Morgan – restituisce un affresco intimo e quanto mai intenso delle sinfonie ambientali di Loscil, esaltate dai ricorrenti filtraggi d’archi e dal piano suonato dall’ormai abituale collaboratore Jason Zumpano.

Il lavoro non vive tuttavia soltanto di filtraggi e trasformazioni sonore, presentando invece un variegato bouquet di soluzioni compositive, che vanno dalla solennità orchestrale della title track iniziale agli abissi amniotici dell’ambient profonda eppure vivacissima disegnata dalle raffinate modulazioni di “Lake Orchard”. Immersioni in flussi discontinui, slanci cosmici e una miriade di battiti, oscillazioni e sciabordii si susseguono senza sosta a puntellare composizioni che a più riprese sembrano sviluppare le elucubrazioni di Mark Nelson (tanto con i Labradford, quanto come Pan American), rese persino più dense e totalizzanti attraverso accuratissimi giochi di loop e cadenze dub che in “Shallow Water Blackout” e soprattutto “Dub For Cascadia” avvolgono in una trance sinuosa persino le gocce di una pioggia incessante.

Con consumata abilità, Morgan coniuga lavorio digitale e ricerca melodica, dando luogo a tessiture ambientali non incentrate sulla semplice evanescenza del risultato complessivo, ma intese a conferire una naturale vitalità a ondulazioni elettroniche in crescendo, microsuoni e incursioni organiche di archi, chitarra e pianoforte, talora distinguibili in tutta la loro penetrante essenza.

Attraverso questa cangiante galleria sonora, “Endless Falls” si snoda per tutta un’ora (e oltre nella versione in vinile, che comprende due tracce esclusive) come un’elegia impalpabile che conduce per mano all’esito finale di “The Making Of Grief Point”, primo brano della produzione di Loscil a contemplare l’elemento vocale, sotto forma di una ieratica declamazione ad opera di Dan Bejar, che ricambia idealmente la partecipazione di Morgan nei Destroyer in qualità di batterista.

Benché particolarmente emblematico, l’elemento vocale è solo l’ultimo e il più riconoscibile dell’estrema umanità di “Endless Falls”, album che rideclina con straordinaria ricchezza l’ispirazione dalle piccole cose e dai piccoli suoni già tipica del raffinato artista canadese.

Se questa è la sua traduzione in suono, allora la pioggia potrebbe non smettere di cadere mai.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 10 marzo 2010 da in recensioni 2010.
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