music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

JJ n° 3

JJ – JJ n° 3
(Secretly Canadian, 2010)

Nessuna nota biografica e nessuna individuabile premessa artistica può fungere da supporto per l’inquadramento di questi JJ, se non la loro origine svedese e il conciso precedente dell’album di debutto, attraverso il quale lo scorso anno raccolsero ingenti consensi internazionali.

Quel disco (“JJ n° 2″) seguiva di poco un singolo 7” (“JJ n° 1”), divertendosi a scompaginare canoni e aspettative fin dalla sua copertina, che recava soltanto una foglia di marijuana stilizzata e virata in violetto; eppure, nonostante qualche deriva effettivamente “acida”, non si trattava di un disco psichedelico, ma di un condensato di balearic pop mutante, che sull’endemica vena pop svedese instillava una variopinta messe di tessiture ipnotiche, percussioni esotiche e melodie eteree.

A distanza di meno di un anno, i JJ compiono il grande salto dalla piccola Sincerely Yours (facente capo ai connazionali Tough Alliance, con i quali si sospetta abbiano qualcosa a che vedere…) a un’etichetta importante quale Secretly Canadian, che adesso ripubblica l’album d’esordio e contestualmente dà alle stampe il suo seguito, intitolato con immancabile sforzo di fantasia solo “JJ n° 3”.

L’album conferma in pieno tanto la sintesi espressiva quanto l’incessante commistione di ingredienti dei JJ, in meno di mezz’ora nel corso della quale si susseguono esili ballate bucoliche, andature sintetiche e tastiere sinuose, integrate e ricombinate senza sosta in un pop elettronico e acustico primaverile e sbarazzino.

Alquanto spiazzante risulta dunque l’incipit del lavoro, con gli spunti minimali dell’aggraziata ballata “My Life” (ove sono solo le note del pianoforte a sostenere la limpida voce della cantante) e così anche gli stralunati accenti in odor di weird-folk di “Light”; tutto il resto del disco è infatti un continuo rincorrersi di schegge elettroacustiche rilucenti e trasognate, generate da tastiere e drum machine ma anche da strumenti giocattolo, il cui saltuario contributo accentua la già forte convinzione di trovarsi in presenza di una sorta di zuccheroso twee-pop andato in acido (“Let Go”, “You Know”).

E addirittura non mancano passaggi nei quali le ondeggianti melodie sintetiche si trasformano in danze tropicali dalle cadenze quasi dub e percorse da immutabili ritmiche elettroniche, che pur senza smettere di interfacciarsi con melodie sognanti e inafferrabili, arrivano ad assumere addirittura una profondità quasi da discoteca (“Into The Light”) intorno alla quale compaiono imprevedibili due samples in italiano dedicati a Zlatan Ibrahimovic (la cronaca di due reti e la dichiarazione che dà il titolo a “Voi Parlate, Io Gioco”), che rappresentano forse gli unici elementi in qualche modo decriptabili nel mistero che avvolge la band.

Ben poca cosa, in effetti, per cercare di evincere ulteriori indicazioni alla sua già nota origine svedese, ma tanto basta per palesare lo spirito giocoso e verosimilmente beffardo sotteso all’imperscrutabile progetto JJ e ben concentrato in questo singolare saggio di dream-pop geneticamente modificato e aggiornato ai tempi di una liquida etno-electro-indie, che integra spunti dalle matrici più disparate con equilibrio, sensibilità melodica e un pizzico di follia.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 13 marzo 2010 da in recensioni 2010.
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