music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

38° Parallelo

L’UOMO DI VETRO – 38° Parallelo
(I Dischi del Minollo, 2010)

Già segnalatisi ai tempi della loro prima autoproduzione “A Merry Christmas”, dopo qualche anno di elaborazione, i folignati L’Uomo di Vetro pervengono adesso al debutto ufficiale sull’etichetta I Dischi del Minollo, scaturigine quasi naturale per la matrice post-rock della band e al contempo attestato di stima e validità da parte di una label fortemente caratterizzata in quell’ambito, fin dalla pubblicazione del primo lavoro dei validi Marigold, “Erotomania”.

Se già “A Merry Christmas” aveva incardinato con decisione L’Uomo di Vetro tra i pervicaci propugnatori del post-rock, con un occhio teso verso la Scozia dei Mogwai e uno concentrato sul Texas degli Explosions In The Sky, i quattro anni intercorsi tra quel lavoro acerbo ma non banale e questo nuovo “38° Parallelo” sembrano aver segnato una significativa crescita a livello sia strumentale che compositivo.

Come evocato dal suo stesso titolo, l’album appare improntato all’intento di segnare uno spartiacque tra una rielaborazione personale e modalità espressive ormai piuttosto logore nei loro cardini formali, ma non per questo del tutto aride né tanto meno tali da indurre a liquidare superficialmente una simile opera solo in ragione della sua collocazione stilistica.

Sia chiaro, lungo le otto tracce di “38° Parallelo” – alle quali si aggiunge la breve intro eponima – non mancano fraseggi chitarristici e trame compositive già scandagliate in profondità dai principali artefici del post-rock, tuttavia l’ascolto dell’album offre significativi spunti di una tensione cerebrale e mai totalmente espressa in prevedibili detonazioni, rendendo palese l’accresciuta determinazione della band, adesso in grado di mettere a fuoco le proprie coordinate espressive, attraverso l’elisione delle componenti più brusche e di alcuni prevedibili schemi evidenti nel lavoro precedente.
Mentre le linee ritmiche nervose e pesanti restano confinate quasi esclusivamente in “Deserto” e in “Smog”, la bussola artistica della band umbra si sposta tra i grandi del genere fino a indicare con decisione i sommi Godspeed You! Black Emperor (citati dai ricorrenti campanellini e dall’incalzante dialogo elettrico dell’ottima “Make Up The Rules As We Go Along”), rifuggendo tuttavia dalla mera emulazione in favore di una rilettura tanto strumentale quanto compositiva. Sotto il primo aspetto, emblematico è l’affacciarsi dell’elettronica, in forma di field recordings e cadenze asciutte in odor di This Will Destroy You o 65daysofstatic, mentre sotto il secondo sorprende piacevolmente l’introduzione del pianoforte, al quale viene interamente lasciato il proscenio nella limpida ma intensa “Germania Anno Zero”.

Le note più liete sono però quelle che provengono dall’ottimo lavoro di produzione e missaggio e dallo spessore delle strutture compositive, la cui complessità scorre in mille rivoli, ora verso torsioni granitiche, ora verso luminose aperture, ma senza mai risolversi in passaggi scontati: più che la rigidità degli schemi a L’Uomo di Vetro interessano le intersezioni tra strumenti e armonie, di volta in volta giustapposte in maniera diversa e secondo un’assoluta spontaneità espressiva, ben distante da quei cliché soft/loud che troppo presto hanno inaridito la spinta propulsiva di certo post-rock.
Ad ascoltare “38° Parallelo” viene anzi naturale rispondere positivamente all’interrogativo se nel 2010 abbia ancora senso continuare a insistere a lavorare in questo ambito musicale. Lo ha senz’altro, nella misura in cui la sua interpretazione venga svincolata da forzature stringenti per essere lasciata all’istinto e al semplice piacere espressivo di quanti la mettono in pratica: ed è questo il caso di un album che rappresenta oggi quanto di meglio finora offerto in quest’annata in ambito post-rock, non solo in Italia.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 12 Mag 2010 da in recensioni 2010.
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