music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Baalstorm, Sing Omega

CURRENT 93 – Baalstorm, Sing Omega
(Coptic Cat, 2010)

Dalla genesi all’apocalisse, il passo non può che essere breve per chi all’escatologia ha improntato la propria creazione artistica e quasi la sua stessa vita. All’Aleph – simbolo della creazione – del precedente lavoro, segue dunque a distanza di appena un anno l’Omega, esito conclusivo che rappresenta un perenne monito della finitezza di qualsiasi vicenda umana.
Nella fattispecie, l’Omega chiude quella sorta di trilogia intrapresa con il monumentale “Black Ships Ate The Sky” e proseguita lo scorso anno appunto con “Aleph At Hallucinatory Mountain”.
Alfa e Omega, zenit e nadir, incarnano il corteggiamento di Tibet agli estremi concettuali e corrispondono con sostanziale fedeltà al mutamento di modalità espressive intercorso nel pur breve periodo che separa le due ultime opere dei Current 93.

Laddove, infatti, “Aleph At Hallucinatory Mountain” delineava derive di aggressivo stordimento psichedelico, il nuovo e più conciso “Baalstorm, Sing Omega” elide quasi completamente dalle sue tracce l’impetuoso urto elettrico del predecessore in favore di un folk acustico nervoso e scarnificato, che corre a incastonare le ieratiche declamazioni di Tibet in un’aura spettrale, sotto forma di stridore d’archi e irrequieto pigiar dei tasti del pianoforte ad opera di Baby Dee.

Com’è tradizione, Tibet continua a circondarsi di un nucleo mutevole di musicisti di valore, la varietà delle cui estrazioni non manca di conformare le sue opere in maniera significativa. Basti qui citare l’organo sbilenco e le cavalcate pianistiche di Baby Dee, le residue manipolazioni elettroniche di Andrew Liles (a fare le veci di Stapleton), il picking chitarristico e il vezzoso xilofono di James Blackshaw, ormai stabile erede di Michael Cashmore.

Ma non è solo il rinnovamento del novero dei collaboratori – peraltro solo parziale rispetto al disco precedente – a costituire la pietra filosofale di “Baalstorm, Sing Omega”, opera che segna una sorta di ricongiunzione di Tibet con un folk visionario, ammonitorio, preda di incubi intricati ma anche, a tratti, sorprendentemente “canonico”, benché sempre avvolto da un misticismo sacerdotale che nei suoi momenti più drammatici (“December 1971”, “Baalstorm! Baalstorm!”, “Night! Death! Storm! Omega!”) si protende verso le allucinazioni dei Coil. Benché sia evidente come l’accento di Tibet e compagni venga posto sulla liturgia sonora piuttosto che su una scrittura meritevole di restare impressa, non mancano passaggi nei quali l’intersezione di chitarra e archi, depurata all’origine di qualsiasi contributo ritmico che non sia quello tribale di “With Flowers In The Garden Of Fires”, disegna persino melodie aggraziate attraverso i brillanti arabeschi acustici di Blackshaw (“Passenger Aleph In Name”) e trame pianistiche che a tratti pervengono a inusitata limpidezza (“I Dreamt I Was Aeon”, “Tanks Of Flies”).

Il senso del dramma permane tuttavia incombente, materializzandosi, oltre che nelle narrazioni sovrastanti, in improvvise increspature, spasmi e torsioni sintetiche (si veda in particolare la conclusiva “I Dance Narcoleptic”), nonché distanti vocalizzi da soprano, cori scheletrici, risa sardoniche o agghiaccianti stridori infantili.

Contraltare ma niente affatto opposto ad “Aleph At Hallucinatory Mountain”, “Baalstorm, Sing Omega” ne rappresenta quasi una continuazione nella discontinuità, un’altra faccia della stessa medaglia osservata secondo una prospettiva soltanto parzialmente diversa. Ma questo non basta a farne una mera appendice, nonostante con i suoi “soli” quarantacinque minuti di durata, per agli standard tibetiani, potrebbe apparire una sorta di lungo Ep. Si direbbe, piuttosto, un epilogo, l’ennesimo transitorio Omega per la longeva carriera di un cinquantenne ancora lontano dall’aver esaurito il magnetismo evocativo delle sue visioni e l’impellenza di condividerle, modellandone ogni volta le forme con severa, maniacale precisione.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 7 agosto 2010 da in recensioni 2010.
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