music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Siskiyou

SISKIYOU – Siskiyou
(Constellation, 2010)

Risultato della collaborazione tra il bassista dei Great Lake Swimmers, Erik Arnesen, e l’ex componente della stessa band Colin Huebert, il progetto Siskiyou approda a un inatteso quanto lusinghiero debutto su Constellation, annunciato dall’aura arcana che circonda il moniker, mutuato dall’inospitale zona montuosa del nord della California dove si favoleggia l’esistenza della leggendaria creatura scimmiesca Sasquatch, non a caso raffigurata in copertina.

Isolamento e asprezza ricorrono peraltro fedelmente nella musica di Siskiyou, scaturita dal volontario distacco di Huebert dalla sua band d’origine, abbandonata per andare a lavorare in maniera intensiva in un’azienda agricola. Pare che il suo intendimento fosse di non tornare più a fare musica, ma evidentemente il richiamo della chitarra è stato tanto forte da indurlo a rompere la solitudine, tornando a suonare e a scrivere canzoni.
L’album che ne è risultato rispecchia fedelmente la nuova condizione di vita di Huebert, non soltanto attraverso le varie declinazioni di un folk scarnificato e spettrale, ma anche attraverso le modalità di realizzazione, estremamente essenziali e “sporche”.

I dodici brani sono infatti stati registrati in bassa fedeltà e in maniera del tutto casalinga; non solo Huebert e Arnesen hanno rinunciato a lavorare in uno studio, ma hanno “guarnito” (si fa per dire) i loro pezzi con arrangiamenti ed effetti registrati in maniera itinerante, in una serie di luoghi improbabili, quali parcheggi, bagni e ampi spazi pubblici.
Dunque, non può che trattarsi di un disco aspro e sghembo, al cui interno il duo svaria con grande disinvoltura da ballate da sgangherata orchestrina folk a puntuti frammenti di intimismo acustico di chitarra o banjo, da claudicanti piéce pianistiche ad abrasive incursioni elettriche, rigorosamente in bassa fedeltà. Altrettanto eterogenee sono le strutture dei brani, talora ridotti a brevi sketch dalla durata di poco superiore al minuto, ma più spesso attestati su una durata “da canzone”, ad eccezione della più corposa “Big Sur”, i cui sette minuti di narcolessia in lieve crescendo rappresentano uno degli episodi più convincenti del lavoro.

Più che di canzoni vere e proprie, si tratta di una sorta di bozzetti disordinati, appunti scritti di getto con tratti nervosi per rompere l’isolamento umano e creativo. Come tali, i brani stentano ad assumere contorni ben definiti, muovendosi di continuo tra segmentazioni elettriche che possono rimandare alla scena di Louisville o ai Built To Spill e una fosca coralità che, anche per il particolare registro interpretativo di Huebert, sembra giustificare la pubblicazione del disco da parte della Constellation, vista della sua sostanziale contiguità con certe declamazioni dei Silver Mt. Zion.
Sofferto, rurale, folk e sottilmente psichedelico, “Siskiyou” rappresenta un debutto non privo di spunti di interesse: sporco e polveroso sia nelle distorsioni elettriche che nelle melodie pianistiche, distante quanto basta dai cliché country-folk, pur nella compiutezza soltanto parziale degli indirizzi della seconda vita (non solo artistica) di Colin Huebert.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 19 settembre 2010 da in recensioni 2010.
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