music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Warm Weather With Ryan Driver

cst068ERIC CHENAUX – Warm Weather With Ryan Driver
(Constellation, 2010)

Reduce dalle incursioni out-folk di “Sloopy Ground”, torna a farsi sentire uno degli artisti meno celebrati, ma non per questo meno interessanti, di quella floridissima scena canadese coagulatasi intorno alla benemerita etichetta Constellation.

Abbandonate le origini di un cantautorato obliquo e minimale, che non disdegnava aderenze rumoriste e vagamente post- (palesate nell’esordio “Dull Lights”, con il suo terzo lavoro Chenaux porta a compimento la transizione nel segno di placide ballate, nelle quali l’intimismo si fonde con residue obliquità astratte e sottilmente psichedeliche.

Accanto a lui, ancora Ryan Driver, polistumentista già impegnato in “Sloopy Ground” e in alcuni lavori di Sandro Perri, il cui contributo tuttavia diventa qui tanto decisivo da essere consacrato nel titolo stesso dell’album. Può dirsi, infatti, che il disco presenti a pieno titolo due coprotagonisti, l’uno impegnato su una chitarra dalle corde di nylon (Chenaux) e l’altro alle tastiere di pianoforte e organi (Driver).

Ne risulta un lavoro scarno, soffuso, sottilmente malinconico, modellato da una varietà di intersezioni tra i due musicisti che rimandano ora a una declinazione minimale del cantautorato americano di Smog o Sparklehorse, ora ad ascendenze di folk spettrale à la Alasdair Roberts.

Il tutto è incastonato su raffinate narcolessie acustiche, alle quali il ricorrere del pianoforte dona sembianze fumose e talora romantiche, conseguendo un suono polveroso, caldo e sovente venato da sfumature barrettiane, altresì ricorrenti in torsioni strumentali saltuarie e lievemente acide (“New Boon Harp”, “Cool Down”).

Tuttavia, lungo gli oltre tre quarti d’ora di “Warm Weather With Ryan Driver”, l’obliquo cantautorato di Chenaux non riesce a convincere fino in fondo, risultando invece piuttosto monocorde e fin troppo piatto nella scrittura dei brani e nelle loro componenti melodiche, nonostante la sua continua oscillazione tra ballate di svagato intimismo e bozzetti di un country-folk lento, scarnificato e ormai tendenzialmente “canonico”.

Eppure, per quanto possa apparire paradossale se rapportato alle sue precedenti opere, è proprio nei brani più classicamente folk che l’artista canadese riesce a destarsi dal generale appiattimento di mood e registro, offrendo qualche spunto di raffinato spleen cantautorale (“Since We’re Smokey”) e una delicata ballata di stampo oldhamiano, con tanto di duetto con la brava Michelle McAdorey (la conclusiva “Cool Down”).

Benché interpretabile come un passo ulteriore in direzione di una sorta di normalizzazione rispetto ai più ambiziosi tentativi dei dischi precedenti, “Warm Weather With Ryan Driver” non trova in ciò soltanto un punto debole, poiché le sue ambientazioni sono invece assai curate ed eleganti; quello che invece a Eric Chenaux ancora manca per dirsi un cantautore completo è riuscire a coniugare la sua rinnovata dimensione sonora con canzoni efficaci e, magari, meno prolisse rispetto ai quattro-cinque minuti di durata media dei dieci brani di quest’album che scorre via, tra passaggi gradevoli e una certa noia latente.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 23 settembre 2010 da in recensioni 2010.
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