music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

For Every Day You Lost

brave_timbers_for_every_day_you_lostBRAVE TIMBERS – For Every Day You Lost
(Second Language, 2010)

La nuova pubblicazione della preziosa serie dell’etichetta Second Language introduce alla sua prima opera solista la polistrumentista Sarah Kemp, alias Brave Timbers, originaria di Newcastle e finora impegnata in molteplici collaborazioni con artisti e band operanti in un ampio ventaglio di territori che vanno dall’ambient al folk, quali The Declining Winter, Last Harbour, Lanterns On The Lake e Fieldhead. Proprio la sua partecipazione al tour scandinavo di quest’ultimo progetto è stata l’occasione perché Sarah entrasse in contatto con Martin Holm (contitolare dell’etichetta insieme a Glen Johnson e David Sheppard), che prima l’ha coinvolta nella raccolta “Music And Migration” e quindi l’ha sollecitata a realizzare un lavoro sulla lunga distanza.

Ne sono risultati i quarantacinque minuti di musica racchiusa in “For Every Day You Lost”, improntati a un sentito intimismo cameristico e realizzati nel breve volgere di due fine settimana della scorsa primavera, nel corso dei quali Sarah Kemp ha catturato in studio una serie di improvvisazioni su violino, chitarra acustica e pianoforte. In ragione della sua genesi e della spiccata sensibilità della sua autrice, “For Every Day You Lost” si atteggia quale opera schietta e istintiva, la cui fragile emozionalità descrive un senso di malinconia latente ma serena e atmosfere dalle impressionistiche tonalità autunnali.

Nei brani di Sarah Kemp un’inestricabile senso di smarrimento e nostalgia si coniuga con raffinati incanti campestri, tratteggiando bozzetti sonori di cristallina perfezione, secondo una costante di romanticismo bucolico di stampo (post-)cameristico, che palesa affinità concettuali con più ampi ensemble quali Rachel’s e Balmorhea, confermando le fascinazioni della polistrumentista inglese per artisti del calibro di Brian Eno e Wim Mertens, ma anche Stars Of The Lid e Peter Broderick.

La raccolta ambience acustica di “For Every Day You Lost” è infatti incentrata sull’aggraziato dialogo dell’onnipresente violino (primo strumento d’elezione della Kemp) con un caldo picking e con placide note pianistiche, in continua tensione tra florilegi neoclassici e languido descrittivismo paesaggista.

Lavorando su tempi e cadenze – in prevalenza narcolettiche, ma talora più vivaci – Sarah Kemp regala undici cartoline introspettive, impregnate di un senso di pioggia costante e di distanza incolmabile, che nel corso dell’album può anche apparire superficialmente ripetitivo, ma in realtà offre più di uno scorcio di soffusa bellezza.

Basti prendere ad esempio le ondivaghe torsioni e i sinuosi movimenti dell’archetto di “I’ll Always Come Back To This Place”, o l’intensissimo dialogo tra stille di violino e compunzione pianistica di “All The Things You Couldn’t Say”, probabilmente il brano più intenso e immaginifico del lotto. Pianoforte e chitarra si alternano in funzione di accompagnamento al violino, ma le linee armoniche di entrambi gli strumenti ne restano quasi del tutto svincolate, a testimonianza evidente del carattere improvvisato del lavoro, che pure a stento si percepisce dalle sue undici tracce, che anzi conseguono a più riprese un significativo di livello di interazione organica (si vedano in particolare “Forgotten Bloodlines” e “You’ll Never Be The Same Again”.

Nel suo complesso, non può negarsi che l’operazione di ispirata e delicatissima improvvisazione sia sostanzialmente riuscita: “For Every Day You Lost” rivela l’esile grazie di un’artista in grado di offrire palpitanti spunti a tutti gli appassionati del minimalismo acustico da camera, denotando altresì notevoli potenzialità nella realizzazione di un lavoro solista completo e coerente. Non c’è che dire: un’altra bella prova del fiuto e della passione di un’etichetta del tutto peculiare, come le sue proposte.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 14 ottobre 2010 da in recensioni 2010.
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