music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Flow

DEDO – Flow
(42 Records, 2010)

Il maturo “ragazzo con la chitarra che utilizza un computer per fare musica” già in occasione del suo debutto “Solar Day” aveva dimostrato di non essere assimilabile ai tanti giovani smanettoni del pc, offrendo prova – accanto a una schietta vena elettronica, non priva di tentazioni dance – della sua capacità di coltivare e rideclinare al tempo presente echi di una giovinezza trascorsa al suono di chitarre shoegaze, come quella di tanti attuali ultratrentenni/quarantenni.

Qualora le sue ascendenze (meglio: le sue predilezioni) non fossero sufficientemente intelligibili, il bolognese Stefano Panzera le palesa ancor di più nel secondo disco realizzato sotto il suo alias Dedo, nuovamente prodotto sotto l’attenta supervisione di Giacomo Fiorenza (già produttore di nomi quali Giardini di Mirò, Paolo Benvegnù e Offlaga Disco Pax).

Peculiare fin dalla sua confezione – una lastra di plexiglas giallo fluorescente – “Flow” raccoglie quaranta minuti di avvolgenti correnti elettroniche, tempestate ancora una volta da pulsazioni e sciabolate elettroniche, ma anche da vortici chitarristici più prominenti che mai, spesso filtrati e tradotti in vaporose coltri ambientali, ma più spesso lasciati liberi di evolversi in propulsioni che rimandano tanto allo shoegaze quanto alle intersezioni tra rock e musica da ballo dell’epoca d’oro di Madchester.

Panzera riesce dunque in buona sostanza ad affrancarsi dall’affinità con una band di rilievo ormai internazionale quale i Port-Royal e in genere con la traduzioni in chiave electro-gaze di ritmi che, pur mantenendo una propria originaria impronta “rock”, strizzano con decisione l’occhio alla discoteca. È vero che in “Flow” non mancano dilatazioni elettroniche e cadenze prossime all’idm, tuttavia i nove brani del lavoro spostano con decisione il timone della navigazione musicale dell’artista bolognese verso avvolgenti astrazioni, ora più prossime a un’ambient music densa di saturazioni (“Flow”, “Blunten Blumen Fur P.”), ma più spesso incardinate su feedback appena lavorati, che affiorano in superficie rivelando muri sonori valentiniani, passi di danza corposi o eterei e soprattutto schegge melodiche che viaggiano su vocals a loro volta filtrati, che danno luogo a visioni coloratissimo e solari, ben distanti dalle oppressive brume che sovente connotano opere di tale natura.

La presenza di quattro brani che ben potrebbero definirsi “canzoni” costituisce infatti una delle novità salienti di “Flow”. Equamente divisi tra le interpretazioni di Lavinia De Santoli e Alain Marenghi, questi pezzi ammantano di un’aura elettronica post-moderna frammenti melodici in bilico tra le cadenze oscure e le trasognate cantilene dei Charlatans (ascoltare per credere “The Plunge”) e le evanescenti melodie di Primal Scream e Chapterhouse, alle quali rimandano in particolare le sinuose torsioni armoniche di “The Wave”, qui appunto arricchita dalla componente vocale rispetto alla versione regalata da Dedo alla raccolta in free download OndaDrops Vol.2.

Nel complesso, “Flow” denota un ottimo stadio di sviluppo di un progetto dal quale si percepisce la passione dell’artista bolognese, che trascende di buona lena linguaggi espressivi moderni e tendenze revivaliste per delimitare un proprio recinto stilistico nel quale, semplicemente, realizzare quel che più gli aggrada. E in tempi di formalismi più o meno cerebrali non è poco.

(pubblicato su ondarock.it)

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Questa voce è stata pubblicata il 27 ottobre 2010 da in recensioni 2010.
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